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Un Etna Doc che è ed uno che non è, paradossi del vulcano

febbraio 25, 2012

di Luigi Salvo
In toscana è tempo di anteprime, tempo di incontri (sempre proficui) con colleghi italiani e stranieri, magari che non vedi da un po’ di tempo. Saluti ed abbracci, intere giornate ad assaggiare, commenti su questo o quel vino ed a volte  può succedere anche che un collega straniero ti sorprenda. Inglese, gran conoscitore del vino italico:“Luigi come stai, appena hai un attimo più tardi ho due vini siciliani da farti assaggiare, vorrei il tuo parere, il tuo conforto” Non mi dice altro. Arriva il momento, dopo cena, di stappare due delle numerose e disparate bottiglie dategli per questo o quell’assaggo di quel o di quell’altro territorio. Le pone sul tavolo coperte, poi le apre entrambe e le versa e mi dice: “assaggiale sono entrambe 2009”.

Osservo, olfatto, porto al palato il primo vino, poi assaggio anche il secondo, e lui “allora dimmi”, ed io, il primo è un prodotto mediocre, mi sembra un Nerello da battaglia, alcol a profusione, poca finezza, in bocca è tannico, squilibrato, dal finale anche amaro. Il secondo non so di chi è, ma di certo parla chiaro, colore rubino lucente, naso elegante e poliedrico, sensazioni minerali che avvolgono una frutta scura carnosa, erbe aromatiche, liquirizia, menta ed altro ancora. All’assaggio mi piace la concentrata e sapida ricchezza del tannino, è un Etna perfettamente  riconoscibile ed anche di levatura. Di chi sono chiedo.

Toglie dall’involucro la prima bottiglia è un’Etna Doc, un’etichetta che conosco bene, storica direi, nel senso letterale del termine, prodotta da tanto tempo, ma della quale non ho mai scritto nulla per la verità, anzi me ne sono ben guardato dal farlo, la seconda è una bottiglia senza etichetta. Che Etna è chedo. E lui: “Non lo è,  forse potrà esserelo”, poi spiega: “Sai che il primo vino proviene da Solicchiata a Castiglione di Sicilia, il secondo invece non è un Etna Doc, è una prova di vinificazione ed affinamento, non è in commercio deriva da un antico vigneto di Nerello, anch’esso a Solicchiata, abbandonato e riportato in produzione nel 2008, a me è sembrato molto interessante sono contento che ti sia piciuto, forse uscirà con la vendemia 2010 come Etna Doc. Forse.

Un Etna che è ma che in realtà non lo dimostra per nulla, uno che non lo è e speriamo che lo sia. Paradossi del Vulcano.

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5 commenti leave one →
  1. marzo 1, 2012 9:53 am

    Storia tanto piacevole da leggere quanto vera!!
    Resta la curiosità dell’azienda in questione.

  2. franci scibetta permalink
    marzo 1, 2012 10:15 am

    Interssante riflessione.
    Condivido a pieno, mai cullarsi sugli allori e stare fuori dalla realtà

  3. marzo 1, 2012 10:24 am

    Luigi Salvo,non so quanta conoscenza ha del territorio Etneo che ormai e’ diventato una miriade espansiva di piccoli produttori che spesso riservano sorprese anche molto piacevoli.Esistono piccole realta’ che sorprendono anche noi che conosciamo bene il territorio.Personalmente mi riservo di parlare di alcuni piccoli produttori dopo aver fatto una attenta ricognizione di tutto il territorio.

  4. luigisalvo permalink*
    marzo 1, 2012 2:48 pm

    x Aldo Cannoletta
    Innanzitutto benvenuto nello nostro spazio aperto del giornale.
    Il territorio Etneo lo conosco abbastanza (di seguito alcuni link di miei interessanti articoli sull’argomento), ed è del tutto evidente che piccoli produttori esprimono realtà devvero interessanti.
    La sottile questione che nel pezzo argutamente è possibile intuire e che a dispetto di quello che a volte sI sente dire, non basta affatto fare vino sull’Etna da tanto tempo per essere certi di fare un vino di qualità e di territorio, sempre più spesso invece (come nel caso dell’articolo) nuovi e piccoli vignaioli da piccoli vigneti tirano fuori vini incredibilmente interessanti.

    http://www.scribd.com/doc/34639361/DeVinis-Luglio-Agosto-2010-Un-Brindisi-Sotto-l-Ombra-Del-Vulcano-Di-Luigi-Salvo

    http://winereality.wordpress.com/2008/03/28/le-contrade-delletna-2008-il-nerello-mascalese-ha-un-grande-futuro/

    http://xoomer.virgilio.it/luigisalvo/art_175%20Sicilia%20en%20primeur%20benanti%20e%20cottanera.htm

    http://winereality.wordpress.com/2009/03/29/le-contrade-delletna-2009-nuova-frontiera-del-vino-siciliano/

    http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=3709

    http://winereality.wordpress.com/2010/03/20/in-anteprima-i-quattro-grandi-cru-siciliani-di-andrea-franchetti-grande-successo-delle-contrade-dell%e2%80%99etna-2010/

    http://winereality.wordpress.com/2011/03/25/le-contrade-delletna-2011-lo-stile-delletna-nel-bicchiere/

    http://www.luigisalvoilmondodelvino.it/art_319%20granaccio%20un%20vino%20di%20pura%20passione%20di%20luigi%20salvo.htm

    http://divinando.blogspot.com/2011/03/il-carricante-della-tenuta-di-fessina.html

  5. marzo 2, 2012 10:23 am

    Luigi Salvo,il panorama enoico dell’Etna e’ sempre in evoluzione,fattore positivo considerando lo sviluppo che ha ottenuto negli ultimi dieci anni soprattutto con l’avvento di alcuni personaggi non siciliani che hanno intuito con arguzia le particolari potenzialita’ di questo territorio unico, nonostante i possibili imprevisti naturaleruttivi.Sono state poche le storiche aziende che hanno cercato di migliorarsi qualitativamente facendosi superare dai nuovi arrivati con moderne idee. Andrea Franchetti e’ l’esempio piu’ significativo e determinante,altri lo hanno seguito con ottimi risultati.Quanto alla sottile questione,concordo in toto e penso di riconoscere l’azienda.

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