Bibenda Day 2012: reportage da un “magazzino delle emozioni”
di Davide Visiello
Fuochi d’artificio e salto oltre la luna sabato 3 Marzo 2012 presso la Sala dei Cavalieri dell’Hotel Cavalieri Hilton di Roma. La rivista Bibenda ha festeggiato i dieci anni d’attività con una degustazione destinata a rimanere con merito e cuore negli annali: ”Magazzino delle Emozioni in 6 Tempi e 23 etichette” e giornalevinocibo.com c’era.
Franco Maria Ricci da buon padrone di casa ha dato il benvenuto ai 250 ospiti presenti in sala cedendo poi la parola ad Antonello Maietta, presidente nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier. Dopo i convenevoli di rito, spettacolo dei sensi: 23 vini tra i migliori al mondo suddivisi in sei gruppi.
La squadra di Ais Roma composta da Luciano Mallozzi, Massimo Billetto, Paolo Lauciani, Daniela Scrobogna, Armando Castagno e Daniele Maestri, ha scandito i 6 tempi novellando di storie curiose, esponendo metodologie di vinificazione e proponendo le loro analisi gustative. Occhio! Tra le mani c’è l’eccellenza della produzione vitivinicola mondiale: presuntuoso, irrispettoso e poco ortodosso sarebbe indicarne un migliore o un peggiore. Si discerne d’insigni risultati d’incessante e geniale lavoro dell’uomo sui migliori frutti della terra. Terra, polvere, coraggio, fantasia e poi oro e brillanti.
E’ arginante esaminare vini di tale straripante portata con una fredda e impersonale analisi visiva, olfattiva e gustolfattiva. La didascalica scheda di degustazione potrebbe prendere fuoco da sola. La scia del Bibenda Day, anche a giorni di distanza, illumina la mente, biancheggia nell’anima, è lusinga del palato: corrispondenze gusto-olfattive così complesse, persistenze intense e variegate, caleidoscopici arcobaleni.
Il Trento Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1990 di Ferrari (18 anni a contatto con le fecce) e il Franciacorta Brut Cuvèe ante Annamaria Clementi 1985 di Ca’ del Bosco (privo di sciroppo di dosaggio dopo 26 anni a contatto con le fecce) ancora scintillano.
Il Gaia & Rey 1989 di Gaja (6-8 mesi di barrique) e il Collio Pinot Bianco Alture Riserva Massima 1987 di Gaspare Buscemi (“il tempo lo fa sferico”) hanno stupito per freschezza, complessità ed eleganza. Nello Champagne Brut Dom Pérignon Oenothèque 1996 di Moet & Chandon c’erano tutte le suggestioni degli abitanti del mondo e lo Champagne Brut Le Mesnil-sur-Oger Grand Cru “S” 1996 di Salon indicava la strada per le stelle.
Superba ed elegante l’”affascinate imperfezione” dello Champagne Brut Avize Grand Cru Brut d’Autrefois 1990 di Corbon, ammiccante e sensuale la nota zuccherina dello Champagne Rosé Demi-Sec Ambonnay Grand Cru 1990 di André Beaufort.
Sancerre Les Monts Damnés 2007 di Didier Dagueneau, Corton Blanc Grand Cru Le Charlemagne 2007 di Domaine Chandon De Briailles, Montrachet Grand Cru Marquis de Laguiche 2004 di Joseph Drouhin e Hermannshöhle Riesling Grosses Gewächs 2007 di Dönnhoff: freschezze da capogiro e sapidità da vertigine perfettamente bilanciate da una raffinata alcolicità, complessità da godimento, persistenze infinite.
La storia d’Italia: Montepulciano d’Abruzzo 1977 di Valentini, Chianti Rùfina Riserva 1958 di Fattoria Selvapiana, Barolo Monfortino Riserva 1996 di Giacomo Conterno, Brunello di Montalcino Riserva 1964 di Biondi Santi Il Greppo: tannino perfetto come scolpito da Michelangelo, freschezze e complessità talmente stupefacenti da appagare i più indicibili desideri.

E poi la Francia: Hermitage Rouge 1998 di Domaine Jean-Loius Chave, Nuits-St.-Georges Premier Cru Les Boudots 1999 di Domaine Leroy, Château Haut-Brion Premier Grand Cru Classé 1970 di Château Haut-Brion: giocolieri, serpenti incantati e teste in bocche di leoni.
A chiudere il Breumel in den Mauern Riesling Trockenbeerenauslese 2007 di Weingut Muller-Catoir, il Porto Vintage Nacional 1980 di Quinta do Noval e il Marsala Superiore Riserva 1860 di Marco De Bartoli: dolcezze e freschezze, hola dei sensi. Sia fatta remissione però per un’intenzionale disattenzione. Ci sia indulgenza per un accento che cadrà.
Tra i quattro rossi di Francia, un’emozione intensa, un piacere vivo, carnale, di palato e di testa, di anima e corpo: La Tâche Grand Cru 2007 di Domaine de la Romanée-Conti, la perfezione dal Paradiso: “Qualunque melodia più dolce suona/qua giù e più a se l’anima tira,/parrebbe nube che squarciata tona,/comparata al sonar di quella lira/onde si coronava il bel zaffiro/del quale il ciel più chiaro s’inzaffira”.
Abbinamento all’altezza? Costolette di unicorno in doppia cottura e spinaci saltati di Atlantide.











Complimenti per l’articolo, per un attimo mi sentivo lì anch’io
…grazie per i complimenti…l’intento era proprio quello.
Grande esperienza sensoriale, avrei voluto esserci
Esperienza davvero unica che con te avrei condiviso volentieri.
Grazie Davide…spero di incontrarti presto
c’ero anche io in quella degustazione da leggenda e spenderei due parole anche per il fantasmagorico Nuits saint Georges premier cru di madame Leroy e mi domando: ma se fare il vino è un’arte perché il suo nome non compare accanto a quello di Saffo, di Maria Callas o Virginia Woolf?
Gentile Livio, condivido in pieno. Spero comunque che, nello spazio a mia disposizione, io sia riuscito quantomeno a dare una minima idea della portata dell’evento e delle emozioni provate assaggiando ben 23 eccellenze del panorama vitivinicolo mondiale. La saluto con cordialità.