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Vinitaly 2012 Piemonte: verticale Borgogno Barolo Riserva 1967-1982-2003-2005

aprile 4, 2012

di Antonio Carullo
Per i produttori piemontesi l’appuntamento con il Vinitaly è  immancabile, il padiglione è tradizionalmente pieno e tantissime sono le realtà di pregio. Noi presso lo stand di una delle aziende storiche del Barolo, l’Azienda Borgogno Barolo (Cn), abbiamo annalizzato il loro Barolo Riserva in una verticale di 4 annate, partendo da un vino di ben 45 anni.

Andrea Farinetti mi racconta che l’azienda vanta una storia antica ed importante, nasce, infatti, nel 1761 con Bartolomeo Borgogno ed è la prima cantina nelle Langhe. Ha accompagnato praticamente la storia del nostro Paese appartenendo alla regione nella quale risiedeva la famiglia reale dei Savoia, che tra l’altro hanno scelse questo vino nel 1861 per il pranzo celebrativo ufficiale dell’Unità d’Italia. Dopo la completa ristrutturazione delle cantine, avvenuta tra il 1954 e il 1959, Cesare Borgogno inizia nel 1967 un nuovo programma di trasformazione nell’assetto societario dell’Azienda che assume così l’attuale denominazione “Giacomo Borgogno & Figli”. Le uve provengono per l’80% da vigneti di proprietà, situati in alcune fra le migliori posizioni nel territorio del comune di Barolo (Cannubi, Liste, Fossati e San Pietro) e per il restante 20% sono acquistate da viticoltori locali nel territorio dei comuni di Barolo e di La Morra.

Cannubi è il più famoso e rinomato Cru del Barolo citato già in documenti storici che risalgono al 1700. In questa località l’azienda possiede vigneti che hanno un’estensione di circa 1,30 ha, con un’esposizione sud, sud-est e un’altitudine che varia da 290 a 320 mt s.l.m.

Liste è ben visibile dai tornanti della strada provinciale che da Barolo sale verso l’antico Castello della Volta, le vigne di questo Cru rinomato si estendono per circa 4,75 ha, con un’esposizione sud, sud-est e un’altitudine che varia da 270 a 330 mt s.l.m

Fossati è situato nella strada provinciale che da Barolo va a La Morra e costeggia le vigne. Si tratta di un possedimento di circa 2,20 ha, dal caratteristico terreno marne calcare argillosa

San Pietro, non lontano dalla suggestiva Cappella di San Pietro delle Viole, ci ricorda quanto questo fiore entri a pieno titolo nel mondo profumato del Barolo

Ecco le quattro annate analizzate in verticale:

Barolo Riserva 1967 Colore aranciato, naso con la classica “puzza di Piemonte” come preferisce esordire Andrea  Farinetti. Elementi di durezza si fondono a decise sensazioni di prugna disidratata, funghi porcini, tartufo, sottobosco, mandorla amara, foglie essiccate e humus. In bocca è potente, morbido, con una prorompente e dominante sapidità in chiusura. La lunghezza resta eccezionale. Il tannino ancora presente e la ricca mineralità è un’ulteriore dimostrazione della longevità di questo vino. Generoso.

Barolo Riserva 1982 Una delle più grandi, se non la più grand’annata è il 1982. Probabilmente incarna al meglio l’idea platonica del Barolo. Mostra uno dei nasi più affascinanti e più complessi della verticale, con mutazioni continue, da toni di fiori secchi a richiami di tartufo bianco, da ricchi profumi di spezie piccanti a toni molto evidenti di mineralità rocciosa e salmastra. Il tutto su di una base di frutta sotto spirito di notevole eleganza. In bocca è compatto, serrato, dotato di una spinta e di una profondità eccezionale. I ritorni di spezie e tabacco riportano al territorio. La chiusura si misura in minuti, con continui flashback delle sensazioni olfattive a rivitalizzarla di continuo. Sicuramente una delle versioni più longeve, destinata a regalare grandissime soddisfazioni a partire da oggi per almeno due o tre decine d’anni

Barolo Riserva 2003 Si esprime con una versione meno ricca delle altre. Il naso è meno intenso, con toni di sottobosco, fiori secchi ed incenso, con qualche spunto di canfora e di tartufo. Dopo qualche minuto si apre nel bicchiere con sensazioni nettamente fruttate. Al palato, invece, il consueto equilibrio impeccabile. Una verve acida leggermente sostenuta dai tannini. Un edizione difficilmente classificabile, di sicuro ancora con un notevole potenziale evolutivo, per quanto di non immediata individuazione oggi.

Barolo 2005 A differenza della 2003 questo millesimo sembra avere già trovato un equilibrio, soprattutto in bocca. Al naso si presenta con toni dolci di frutta e tantissimi fiori a costituire la base di continue incursioni speziate, dolci e piccanti. Un naso già estremamente intrigante che però al tempo stesso mostra tutta la gioventù del vino e tutto il suo immenso potenziale evolutivo. In bocca poi è ancora più espressivo, con un tessuto fruttato di nuovo in netta evidenza, fuso a ritorni speziati e sorprendenti lampi di erbe aromatiche. La freschezza e la mineralista spalleggiano con il tannino per un finale di lunghissimo potenziale evolutivo. Di non facile previsione, ma, di sicuro non inferiore ai trent’anni.

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