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50 anni di Lungarotti tra storia, innovazione e sperimentazione

aprile 20, 2012

di Antonio Carullo
Cinquanta sono gli anni di Rubesco, il vino simbolo Lungarotti, come cinquanta sono anche gli anni trascorsi dall’intuizione che ebbe Giorgio Lungarotti nel trasformare e potenziare l’azienda di famiglia per farla conoscere ed apprezzare nei mercati di tutto il mondo nel segno di una moderna enologia.

La storia del vino in Umbria, ma anche in Italia, non sarebbe oggi la stessa senza il fondamentale e caparbio contributo di uno dei grandi nomi del vino “del cuore verde d’Italia”, indiscutibile patriarca dello sviluppo dell’enologia in Umbria e della sua affermazione nel mondo: Giorgio Lungarotti. L’Umbria e i suoi vini hanno oggi percorso molta strada, un viaggio probabilmente inimmaginabile 40 anni fa, nel quale il poniere Giorgio Lungarotti negli anni 60 coltivò il sogno di rendere grande il vino della propria terra. Tutto comincia nel 1962 a Torgiano, oggi fra i luoghi dell’eccellenza enologica dell’Umbria, attrverso un cammino che avrebbe portato la bella cittadina Umbra a fregiarsi, nel 1968 e fra le prime in Italia, del riconoscimento della Denominazione d’Origine.

Giornalevinocibo ha incontrato Teresa Severini che conduce insieme alla sorella Chiara l’azienda di famiglia come responsabile marketing e comunicazione, fra le prime donne enologo in Italia, fondatrice del movimento “Donne del Vino”, ha creato vini significativi per la sua azienda. Alcune domande mi hanno permesso di interloquire con questa donna ricca di charme e tanta eleganza.

Che cosa rappresenta Giorgio Lungarotti per L’Umbria?

E’ stato senza alcun dubbio un vero maestro di vita, soprattutto per averci insegnato l’amore e la passione per il lavoro. Ogni qual volta mi viene posta questa domanda, mi preme ricordare che Lungarotti ha disegnato L’Umbria del vino sulle mappe mondiali.

Come vede oggi la comunicazione del vino?

Io sono convinta che oggi la comunicazione del vino debba avere un modo amichevole e diretto , un linguaggio fruibile e semplice dal giovane di 9 anni all’adulto di 90 anni, si deve parlare in modo semplice non complicato. Sarà la stessa persona che affacciandosi a questo mondo si sentirà di approfondire e continuare in quei linguaggi più specifici ed arrivare al vino come oggetto di studio.

Di cosa si parla nel suo libro l’uva nel bicchiere ?

Nel mio libro si parla delle origini del nome, la linguistica, gli aneddoti, le ricette, perfino ad arrivare come smacchiare una macchia di vino rosso. Il vino come complemento di un pasto, come curiosità di conoscere le tipologie di vitigni e le possibilità d’abbinamento. Naturalmente tutto questo con sollecitazioni continue ad un uso consapevole. Cioè bere per un piacere discreto e continuo, non l’eccesso.

Avete fatto 1962 magnum che riportano il ” 50” in etichetta, cosa rappresenta per Lungarotti questo mezzo secolo?

Il 2012 segna un importante, doppio compleanno per Lungarotti, il momento della trasformazione dalla vecchia azienda agraria e la nascjta del Rubesco, il suo vino simbolo. Questo vino, “50”, esce nel 2012, Sangiovese in purezza, una straordinaria edizione per festeggiare questa doppia ricorrenza e per testimoniare continuità nella ricerca e nell’innovazione Lungarotti. Natura, terroir, sperimentazioni e selezioni aziendali ne sono gli artefici in un connubio di grand’eleganza.

Ultima sfida, non meno importante il Sagrantino a Montefalco?

A Montefalco abbiamo 15 ettari di vigneto. Il Sagrantino è un vitigno umbro d’antica tradizione molto ricco in polifenoli, un cavallo selvaggio che va conosciuto e domato in vigna. La prima annata è stata la 2003, un interessante risultato che offre certamente buone speranze per le annate future, viste le premesse, questo vino è capace di regalare emozioni oggi e grandi soddisfazioni ai palati che sapranno aspettarlo.

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One Comment leave one →
  1. loris f. permalink
    aprile 24, 2012 12:51 pm

    Tanto di cappello alla nostra Tesresa Severini, bandiera del vino Umbro!.

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