Skip to content

Il fascino discreto del Verdicchio

maggio 16, 2012

di Antonio Carullo
Se si parla di Marche nel contesto vitivinicolo vi si associa subito il Verdicchio, in particolare il Verdicchio dei Castelli di Jesi. Conosciuto in tutto il mondo nell’originale quanto esclusiva bottiglia a forma d’anfora disegnata dall’architetto Maiocchi negli anni ’50 per valorizzare oltre al vino anche bellezza e sinuosità della Regione Marche, la storia del Verdicchio dei castelli di Jesi è tuttavia caratterizzata da alti e bassi. A momenti di vigore negli anni 60, grazie all’enorme quantità esportata, hanno fatto seguito periodi d’appannamento nel decennio successivo, dovuti soprattutto alla mancanza di qualità per la grande richiesta del mercato. Il Verdicchio ha preso poi nuovo slancio a partire dalla metà degli anni ’80 grazie all’intuizione di alcune aziende che, studiando ed esaminando cloni di Verdicchio, sono riuscite a produrre un vino dall’enorme personalità e longevità, dando al Verdicchio dei Castelli di Jesi un’immagine duratura e consolidata nel mondo.

L’Azienda Agricola Sartarelli è una di quelle che ha scelto la strada della qualità per emergere tra i produttori di Verdicchio. L’attività di vignaioli inizia verso la metà degli anni ’60: in un primo momento l’intera produzione d’uva era venduta ad altre cantine, ma con il passare degli anni crebbero in questi viticoltori l’attaccamento e la passione per questa magnifica zona, le colline al centro della provincia di Ancona e in minima parte territori delimitati in quella di Macerata,a tal punto, che nel 1972 decisero di portare in bottiglia le uve prodotte. Un Verdicchio Dei Castelli di Jesi Classico, un Verdicchio Dei Castelli di Jesi Classico Superiore il “Tralivio”, e il Verdicchio Dei Castelli Di Jesi Classico SuperioreBalciana”, ed anche un Verdicchio Dei Castelli di JesiPassito ottenuto da uve Verdicchio in purezza, raccolte in inizio Novembre nel vigneto in contrada Balciana e messe sui graticci ad appassire per un mese circa.

Burton Anderson un grande wine writer americano, conoscitore come pochi del vino italiano, ha scritto più volte sul Verdicchio Dei Castelli Di Jesi “Balciana ”. A dire il vero se Mario Soldati e Luigi Veronelli hanno sdoganato il mondo del vino in Italia, Anderson è stato il primo a far conoscere i nostri vini al di là dell’Oceano. La sua Pocket Guide of Italian Wines è stata per anni la guida ai vini italiani più diffusa al mondo, quando le guide entravano in tasca e non pesavano la mezza quintalata d’oggi

Anderson scrisse: “Qualunque dubbio aleggiasse ancora sulla posizione del Verdicchio come uno dei vitigni più nobili D’Italia, venne cancellato dal trionfo del Balciana all’International Wine Challenge di Londra nel 1999. Quel Verdicchio dei Castelli Di Jesi Classico Superiore da vendemmia tardiva 1977, venne giudicato miglior vino bianco in assoluto tra 8500 esemplari presenti, da 34 paesi. Il Balciana aveva già meritato apprezzamenti in Italia, anche se devo ammettere che i miei assaggi delle prime annate 1994, e 1995, mi avevano lasciato qualche riserva. Il vino era immenso, fondamentalmente secco ma con una qualità curiosamente mielata, derivante dalla muffa nobile che si sviluppava sull’uva, che viene raccolta solo in Novembre. Certo non era un Verdicchio tipico.
Dopo quella vittoria, ordinai in un ristorante un Balciana del 1997 per provarlo con il pesce. Sovrastava l’antipasto di mare e la pasta ai crostacei. Lo provai quindi sull’aragosta in quella salsa che i Francesi chiamano américaine (con burro, pomodoro, aglio, Cognac e peperoncino). Una combinazione migliore ma non perfetta. Il tentativo successivo fu con piatti tipici delle Marche: brodetto all’anconetana, e pollo in potacchio (pollo brasato con cipolla, pomodoro, vino bianco ed erbe), seguiti da quel formaggio di fossa, le cui forme vengono seppellite a maturare in pozzi. Il Balciana era chiaramente nel suo elemento

About these ads
One Comment leave one →
  1. maggio 16, 2012 10:01 pm

    Le uve che concorrono al Balciana vengono raccolte in tempi diversi, anche 5/6 passaggi, quando sono surmature ed attaccate dalla muffa nobile. Il primo enologo a concepirlo fu’ Giancarlo Soverchia, poi segui’ l’amico Alberto Mazzoni. Ricordo una degustazione verticale effettuata in azienda alcuni anni orsono, ecco il link :http://www.vinit.net/vini/Sartarelli_ed_il_Verdicchio_di_Jesi_916.html

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...