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Le etichette del vino sempre più importanti e sempre più cervellotiche

gennaio 10, 2026

di Luigi Salvo
La competizione del mercato spinge i produttori più attenti alla ricerca del vitigno più adatto, delle migliori tecniche di coltivazione e magari anche dell’enologo di grido ma per vendere il vino l’etichetta è sempre più fondamentale.

L’etichetta di una bottiglia di vino è molto più di un semplice pezzo di carta con informazioni legali: è il primo venditore silenzioso del prodotto. In un mercato globale dove lo scaffale (fisico o digitale) è affollato da migliaia di referenze, l’etichetta rappresenta il ponte emotivo e visivo tra il produttore e il consumatore.

Alcuni anni fa analizzando questo aspetto avevo citato in un articolo il famoso giornale di marketing il “Journal of Marketing Theory and Practice” che analizzando i due principali segmenti di vendita aveva messo in luce che i vini di fascia alta mostrano etichette eleganti, non troppo grandi nelle quali sono presenti le giuste informazioni che riguardano il vino, per i vini di fascia bassa si usano invece caratteri in grassetto e per lo più etichette dai colori vivaci.
Se da un lato è vero che moltissimi scelgono il vino in base al prezzo, alcuni lo comprano solo per la piacevolezza dell’etichetta, ma in realtà sono molti di più quelli che non comprano una bottiglia proprio perché trovano l’etichetta assolutamente sgradevole ed inadeguata al prodotto.

Molte aziende, in questi anni, hanno seguito le mode del momento cambiando radicalmente la loro visione grafica delle etichette ed oggi sono nuovamente fuori luogo, hanno perso d’identità e sono costrette a rivedere tutto il lavoro fatto. Il vero problema è che spesso i produttori affidano il vestito della propria bottiglia a grafici che non conoscono in generale il mondo del vino e cosa ancora più grave non conoscono per niente le caratteristiche del prodotto da vestire.
Seguono la moda del momento, creano programmi coordinati costosissimi, tra etichette, cartoni da imballo, banner, elementi cartacei e stand per le fiere, che dopo l’entusiamo di qualche anno sono da rivedere completamente.

L’etichetta deve assolvere ad una primaria funzione, deve riuscire ad avere un giusta efficacia comunicativa ovvero attraverso la sua composizione cromatica deve trasmettere immediatamente al consumatore lo spirito della nascita della bottiglia in questione, esprimere la filosofia che ha mosso l’azienda per produrla, oltre al ruolo più importante che è quello di fornire indicazioni sulla natura e le caratteristiche peculiari del vino.

I vini provenienti dalla stessa area ma nati da produttori diversi, la cui produzione è regolata dalle medesime leggi, hanno spesso, tranne rare denominazioni storiche e attente, livelli di qualità molto differenti fra loro, un’etichetta non potrà mai garantire del tutto al consumatore l’informazione sulla reale ed effettiva qualità del vino, solo l’assaggio potrà determinarlo, ma certamente per chi non è sprovveduto la giusta etichetta dà esattamente l’idea del prodotto che vi si troverà dentro.

I produttori più attenti utilizzano l’etichetta per mettere in evidenza i propri comportamenti agronomici ed enologici, in un mondo dove la qualità intrinseca del vino è spesso molto alta in tutta la gamma di prezzo, l’estetica diventa il fattore discriminante.
Un’etichetta sbagliata che segua la moda del momento può condannare un vino eccellente all’anonimato, mentre un’etichetta chiara e riconoscibile che resti immutata nel tempo, può trasformare una piccola realtà locale in un caso di successo internazionale.

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