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Il Rinascimento del vino calabrese tra autoctoni e grandi firme

aprile 7, 2026

di Luigi Salvo
Negli ultimi dieci anni, la Calabria del vino sta vivendo una vera e propria rinascita, una crescita qualitativa che è sinergica alla consapevolezza di poter dare vita a vini di grande spessore identitario. Una stretta lingua di terra lambita da due mari e attraversata da catene montuose imponenti come la Sila, il Pollino e

l’Aspromonte, la Calabria storicamente conosciuta per la sua tradizione agricola, vede oggi molti produttori investire nella selezione dei vitigni autoctoni come il Gaglioppo, il Greco Nero, il Magliocco, il Mantonico, il Greco Bianco il Pecorello, riuscendo a valorizzare le caratteristiche uniche del terroir. Le condizioni climatiche caratterizzate da estati calde e soleggiate e inverni miti, insieme alla varietà dei terreni, e le escursioni termiche, offrono un ambiente ideale per la coltivazione di vitigni di alta qualità.

Inoltre, la modernizzazione delle cantine e l’adozione di tecniche enologiche avanzate hanno permesso di migliorare notevolmente il processo di vinificazione. L’uso controllato della fermentazione, l’attenzione al giusto invecchiamento e l’adozione di pratiche sostenibili contribuiscono a valorizzare i profili organolettici dei vini calabresi.

Anche la promozione e la valorizzazione del vino di Calabria stanno assumendo un ruolo fondamentale. Numerose fiere, degustazioni e eventi internazionali, come la recente presenza del Concours Mondial de Bruxelles sessioni vini rosè a Cirò, che fa seguito a quella della grande kermesse dei vini bianchi e rossi mondiali di 4 anni a Cosenza e Rende, vedono la partecipazione attiva di produttori calabresi che presentano vini capaci di competere con quelli delle regioni italiane ed internazionali più famose. Questo nuovo corso sta permettendo di cambiare la percezione del vino calabrese, ora riconosciuto non solo per il prezzo accessibile ma anche per la sua qualità distintiva.

La Calabria da regione del vino dell’antichità, sta consolidando la sua posizione nel panorama vinicolo italiano di oggi, grazie a una crescita qualitativa significativa. Il successo è trainato da aziende storiche e realtà visionarie che hanno saputo unire tradizione secolare e innovazione tecnologica, la passione dei produttori, unita a una maggiore consapevolezza e professionalità, sta portando il vino calabrese a raccontare una terra ricca di storia e tradizione ma proiettata verso il futuro.

Per anni il volto della regione è stato il robusto Cirò, oggi il mercato premia la freschezza e la mineralità dei bianchi e dei rosati. Il Pecorello sta diventando il vitigno “cult” capace di regalare vini tesi ed accattivanti, accanto a lui, il Gaglioppo si conferma il re indiscusso, ma in una veste più elegante e meno tannica, capace di una finezza che ricorda i grandi rossi italiani più affermati.
I produttori hanno scavato nel patrimonio genetico locale, riportando in auge vitigni che rischiavano l’estinzione: Magliocco Canino:rosso elegante, speziato, capace di invecchiamenti sorprendenti che nulla hanno da invidiare ai grandi nobili italiani. Il Greco Nero e Mantonico: vitigni che raccontano una storia millenaria (la “Enotria” degli antichi Greci) con un linguaggio moderno al passo con i tempi.

Alcune aziende pioniere della crescita:
Accanto ai nomi storici è nata una fitta rete di piccoli produttori, spesso giovani e con esperienze internazionali, che hanno scelto di tornare alla terra, puntando sull’agricoltura biologica e biodinamica con minimo interventi in vigna e cantina, fermentazioni spontanee e meno chimica, per lasciare che il territorio si esprima senza filtri.

Librandi: l’azienda di Cirò Marina vive un momento d’oro, il suo Segno Librandi Cirò Rosso Classico DOC è stato selezionato come eccellenza per rappresentare l’Italia a Casa Italia durante le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. Librandi continua a essere il faro della ricerca sui vitigni perduti, portando la storia millenaria della Calabria sui palcoscenici mondiali più prestigiosi.

Ippolito 1845: con oltre 180 anni di storia, l’azienda ha oggi 14 etichette presenti in 4 continenti, da vita a vini di grandissima piacevolezza come il rosato Pescanera, o il Cirò Rosso Classico Superiore Riserva Colli del Mancuso.

Ceraudo: sotto la guida di Susy Ceraudo, neo-delegata regionale delle Donne del Vino, l’azienda di Strongoli è capofila di una lettura contemporanea del territorio. Ceraudo punta tutto sull’agricoltura biologica e sulla produzione di bianchi di altissimo profilo che sfidano il tempo, consolidando un modello di ospitalità gourmet che unisce la cantina alla tavola stellata.

Statti: la famiglia ha creato un’azienda agricola integrata e sostenibile. I loro vini, dal Greco bianco al Lamezia DOC Riserva Batasarro sono l’esempio di come la grande dimensione produttiva possa sposarsi con una precisione stilistica impeccabile e un rispetto assoluto per l’ecosistema.

Serracavallo: nella Valle del Crati, si distingue per la valorizzazione del Magliocco Dolce. Punta forte sull’enoturismo, offrendo un’esperienza immersiva nella sua rinnovata foresteria. I loro vini sono espressione di una Calabria “di montagna”, dove le escursioni termiche regalano profumi intensi e un’eleganza vibrante.

Lento: situata a Lamezia Terme, fondata ufficialmente nel 1972 racconta la Calabria “centrale” (quella tra i due mari, Ionio e Tirreno), con vini dal profilo elegante, meno “rustico” di altri rossi calabresi tradizionali, ma molto fedele all’identità varietale.

Nell’ultimo anno l’export del vino calabrese ha segnato un +15% rispetto all’anno precedente, con una crescita record nei mercati di Stati Uniti, Nord Europa e Giappone, dove il “vino di mare e di montagna” della Calabria è diventato sinonimo di lusso accessibile e identitario. C’è il Cirò, rosso, rosato e bianco, rispettivamente con il gaglioppo e il greco bianco a far la parte del leone, ma tanti vini emergenti conquistano il mercato.

La Calabria del vino oggi è, finalmente, una terra che ha smesso di imitare gli altri per iniziare a celebrare sè stessa. La combinazione di innovazione, formazione, valorizzazione delle tradizioni locali e sostenibilità ha portato a un netto miglioramento generale della qualità del vino, rendendolo sempre più apprezzato e con un futuro certo sia a livello nazionale che internazionale.

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