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Le denonimazioni di origine sono garanzia di qualità?

dicembre 8, 2013

denominazione di origine giornalevinocibodi Vincenzo Bonomo
Nel corso degli ultimi anni i consumatori sono diventati sempre più esigenti in termini di qualità e questo ha imposto una trasformazione della produzione vinicola e del suo commercio, si beve meno, ma giustamente si pretende di bere meglio. Per il vino uno dei principali elementi che il consumatore identifica come garanzia di qualità è  la denominazione di origine (DOC).

Sempre più tenute in considerazione da parte dei produttori e da parte dei consumatori, le denominazioni, e non solo quelle relative ai vini, sono costituite da regole che consentono ai produttori di una ben precisa area di tutelare la qualità e l’origine dei propri prodotti anche da eventuali imitazioni.
Ma se un vino appartiene ad una determinata denominazione questo di per sé costituisce una sufficiente garanzia di qualità?
Da parte di una fetta di consumatori le denominazioni non sempre sono viste come strumenti di garanzia, in particolare nel mondo enologico questo è ampiamente dimostrato dai fatti. Il caso più significativo in Italia è quello di certi vini IGP (Indicazione Geografica Protetta), che sono decisamente di qualità migliore rispetto a molti aristocratici vini DOCG (Denominazione d’Origine Controllata e Garantita).

Giustamente molti produttori sono attratti dalle denominazioni convinti che le loro regole siano fondamentali per tutelare il loro prodotto, la sua storia e la sua tradizione, aspetti molto importanti da tutelare ma non necessariamente collegati alla qualità.

Possiamo dire che la denominazione di origine rappresenti la qualità? Forse.
I disciplinari danno delle indicazioni di base, poi la qualità vera e propria del prodotto e la sua unicità è legata in modo indissolubile alle scelte globali del produttore: il lavoro svolto nel vigneto, la passione con la quale trasforma le uve, l’onesta e la correttezza con cui vende i suoi prodotti.

docg doc

Purtroppo il riconoscimento della denominazione è una cosa molto complessa ed articolata che non attiene solamente alla tradizione ed alla qualità, ma puo dipendere da scelte politiche, tuttavia molto spesso è in grado di innescare una serie di vantaggi di tipo commerciale. Numerosi sono gli esempi, del recente passato, nei quali alcune denominazioni utilizzate solamente per vantaggi commerciali danno vita a vini che all’assaggio sono davvero imbarazzanti.

Anche all’interno di pregiate denominazioni esistono vini, che hanno ottenuto il riconoscimento, i quali mostrano caratteristiche tali da far sfigurare agli occhi del consumatori la stessa denominazione di origine, creando danno a tutti quei produttori che invece hanno fatto della qualità il loro emblema primario. Si dovrebbero rivedere i criteri di controllo? Forse.
A cosa servono le denominazioni? Sono strumenti per tutelare la qualità? O sono un mezzo per consentire delle speculazioni commerciali?

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4 commenti leave one →
  1. Rinaldo permalink
    dicembre 8, 2013 4:13 pm

    Garanzia o speculazione? Secondo me l’insufficienza della prima, depotenzia la seconda. Credo che il sistema abbia rilevanza come mero riferimento normativo.

  2. dicembre 8, 2013 6:31 pm

    come produttore posso garantirvi che i controlli ci sono sia da enti competenti che da un comitato tecnico della mia cooperativa .sia in campo che nella stessa cooperativa per salvaguardare sia il singolo socio che il consumatore cantina sociale “la guardiense”

  3. giusy permalink
    dicembre 9, 2013 12:04 pm

    ma questi marchi garantiscono i prodotti dei grandi produttori perchè ormai hanno una posizione economica consolidata? il piccolo imprenditore agricolo che si vuole cimentare in una produzione di una piccola quantità, ma un ottimo prodotto ha delle agevolazioni? Oggi il problema credo che sia invece quello di garantire il buon prodotto, e il vero prodotto italiano, il prodotto buono coltivato nei vigneti italiani e non da mosti provenienti da altre nazioni.

    Ad esempio per l’olio ho avuto modo di constatare che se io sono un produttore di olio perchè ho degli alberi di olivi e compro anche le olive in Marocco faccio la molitura in Italia, lo imbottiglio e posso mettere il marchio olio italiano.

    Comunque l’articolo apre a un dibattito ………………..

  4. dicembre 20, 2013 10:18 am

    Finalmente un articolo vero!
    Potrei rispondere con le foto che mi diverto ogni tanto a fare delle doc docg ecc a 1-2 euro la bottiglia sullo scaffale. Spesso non ci viene in mente di considerare che quel prezzo comprende il ricavo del venditore che a volte chiede anche il 50 % di sconto al fornitore, quindi..
    La qualità la fa il produttore con l’aiuto del terroir e dell’annata-
    Cin cin e auguri!!
    Stefano

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