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A casa di “El Bepi”. Giuseppe Quintarelli leggenda della Valpolicella vive nei suoi vini

febbraio 25, 2012

di Roberto Gatti
Sono stato in visita alla Famiglia Quintarelli una settimana dopo che il Grande Giuseppe, per gli amici “ El Bepi “ ci aveva lasciato. La visita era concordata da tempo e la famiglia ha voluto mantenere fede all’ impegno preso, per questo La voglio ringraziare pubblicamente. L”azienda si trova sulle prime colline di Negrar a circa 350 mt. slm, per arrivarci non basterà il navigatore, ma bisognerà chiedere a qualche passante. Il panorama che si gode da lassu’ è molto bello e direi caratteristico proprio della Valpolicella classica, vigneti frammisti ad uliveti e ciliegi, un’aria quasi d’altri tempi, una ruralità che si stava rischiando di perdere, ma grazie a persone come “ El Bepi “ si è riusciti a conservare.

Il primo aspetto che mi ha fatto capire in pochi istanti moltissime cose, è stato quando, durante l’incontro/colloquio/visita e degustazione il nipote Francesco appena ventottenne, mi ha detto che i vini il nonno li faceva, ed ancora oggi li fanno, affinare e maturare lentamente per otto anni in botti di legno di grandi dimensioni ed in bottiglia.
Siamo tutti consci che il 70/80 % della qualità del vino nasce in vigna, ma altrettanto consapevoli che questi grandi vini, ottenuti dall’appassimento di diverse varietà di uve, sono frutto di “ blend “, necessitano di lunghi affinamenti e che potranno donare il meglio di loro dopo 10 e piu’ anni, i risultati durante le degustazioni che ho effettuato in cantina, ed il successo planetario di questi vini ne sono la dimostrazione piu’ lampante, ove ce ne fosse bisogno.

Sono insieme al nipote di Giuseppe Quintarelli, il sig. Francesco Grigoli, al quale rivolgo alcune domande per capire chi è stato il grande vignaiolo Quintarelli, la leggenda della Valpolicella .
D: Avrei voluto conoscere personalmente il Sig. Giuseppe ma sono arrivato in ritardo, ho letto molto di lui e mi sembra di averlo conosciuto. Vorrei che fosse Lei a parlarmi di suo nonno, del vignaiolo e dell’uomo che è venuto a mancare solo poche settimana fa;
R: Grazie ancora per la sua visita e per queste domande. Premetto intanto che rispondo con la mia famiglia perchè siamo tutti insieme a lavorare e continuare l’attività del nonno qui in azienda: la nonna Franca, mia madre Fiorenza, papà Giampaolo e mio fratello Lorenzo. Si potrebbe dire molto sul nonno Giuseppe e tanto è stato detto e scritto come ricordava anche Lei, ci limitiamo a confermare che era un uomo molto buono, generoso, molto riservato e schivo e soprattutto appassionato del suo lavoro nel quale metteva tutto il suo tempo, impegno, attenzione e cuore.
D: Lei che lo ha conosciuto da molto vicino in vigna ed in cantina, quali sono state le caratteristiche umane e tecniche che hanno fatto di suo nonno un mito con i suoi magnifici vini ?
R: Le idee di Giuseppe che ricordiamo molto bene, nel vigneto sono di lasciare solo che alcuni grappoli arrivassero a maturazione, rispettare molto la natura e i suoi tempi usando solo prodotti e materiali naturali per legare e far crescere le vigne, trattare l’uva e il vino con il massimo della cura e attenzione.
D: Quando inizia la sua consacrazione , riconosciuta a livello internazionale, a numero uno della Valpolicella, come il mito dell’Amarone ?
R: Circa negli anni 50 anni Giuseppe comincia ad affiancare il padre Silvio nella azienda di famiglia. Già Silvio produceva e vendeva il vino in America trasportato in piccole botti di rovere e in damigiane. Da quell’inizio e piano piano Giuseppe aumentò sia la produzione che la qualità del vino e ci furono i primi riconoscimenti sia qui in Italia che all’estero.
D: Ora lei ( insieme alla Sua famiglia ) ha raccolto il testimone. La sfida che ha davanti non è facile, dipende dai punti di vista; credo altresi’ che se Lei riuscirà a mettere nella continuazione del lavoro avviato dal nonno, la stessa passione e lo stesso pezzo di cuore, ci sarà una continuazione indolore e uguale alla strada maestra fin qui segnata ;
R: Ora il nonno non è più fisicamente tra noi ma sentiamo la sua presenza e il suo aiuto in quello che facciamo ricordando sempre i suoi insegnamenti. La nostra intenzione è di mantenere quantità, qualità e tradizione rendendogli onore e continuando il suo lavoro.
D: Ho incontrato alcuni anni fa anche Romano Dal Forno, che ha riconosciuto in Quintarelli un padre putativo, colui che lo ha avviato sulla strada dell’eccellenza, che rapporto si era instaurato tra i due, vista anche la differenza di età ?
R: Con Romano dal Forno il nonno ha sempre mantenuto una buona amicizia e i primi tempi ha messo a disposizione le sue conoscenze e la sua passione nel campo del vino. (questa è una grande dimostrazione concreta della generosità dell’uomo e del viticoltore, che non ha tenuto nascosto i suoi “ segreti “ ad un giovane che si stava avviando verso la stessa attività, diventando uno la leggenda e l’altro il mito della Valpolicella n.d.r.)

Valpolicella Classico Superiore Doc 2003: uvaggio: 55% Corvina e Corvinone, 30% Rondinella, 15% Cabernet, Nebbiolo, Croatina e Sangiovese. Resa per ettaro (uva): 80 q. circa di cui si seleziona il 15%/30% per produrre Recioto, Amarone o Rosso del Bepi. Le uve vengono raccolte in cassette di legno e subito portate in cantina per la pigiatura. Dopo tre o quattro giorni circa di macerazione inizia la fermentazione alcolica che avviene ad opera di lieviti indigeni e dura circa sette – otto giorni. Al termine si svina e, dopo due o tre travasi, il Valpolicella viene fatto riposare fino ad aprile, momento del ripasso. La tecnica del ripasso dona al vino maggior complessità, colore e struttura. Alla fine di Aprile, quando si svina l’Amarone, alle vinacce viene unito il Valpolicella. A questo punto parte, sempre spontaneamente, una seconda fermentazione alcolica al termine della quale si svina. Il prodotto ottenuto viene messo in botti medio-grandi di rovere di Slavonia, dove rimane per sei anni circa a completamento della sua maturazione.  Le uve che concorrono a produrre non vengono fatte appassire tutte, ma solo un 50% : quindi due mesi di appassimento per il 50% e l’altro 50% delle uve fresche.
Colore rosso rubino scuro; naso intenso ed impeccabile, elegante ; la bocca è potente, tannini vivi ma fini.
Da classificare Ottimo

Rosso del Bepi Igt 2002: uvaggio: 55% Corvina e Corvinone, 30% Rondinella, 15% Cabernet, Nebbiolo, Croatina e Sangiovese.
Resa per ettaro (uva): 80 q. circa di cui si seleziona il 15%/30% per produrre Recioto, Amarone o Rosso del Bepi
Solo in annate buone o eccezionali viene prodotto l’Amarone. Nelle annate ritenute di media qualità l’Amarone viene declassato e imbottigliato come Rosso del Bepi.
Le uve, selezionate con cura al momento della vendemmia, vengono portate nel fruttaio e subito messe a riposo in cassette di legno e sui graticci. E’ importante disporre in modo adeguato le uve a riposo perché l’appassimento possa avvenire al meglio e in modo completamente naturale. I primi segnali di muffa nobile compaiono a fine novembre – inizio dicembre e si sviluppano maggiormente nel mese di gennaio. Verso la fine di gennaio si pigiano le uve e, dopo circa 20 giorni di macerazione, inizia la fermentazione alcolica adopera dei lieviti indigeni. La fermentazione avviene molto lentamente e dura circa 45 giorni. Dopo di ché si svina e il vino viene messo in botti di rovere di Slavonia medio-piccole, dove effettua la propria maturazione per sette anni. Durante questo periodo avvengono altre fermentazioni alcoliche che permettono di ottenere un vino secco di straordinaria struttura e complessità. Il rosso “ del Bepi è prodotto nelle annate in cui non viene prodotto l’Amarone che sono state : 1994-1996-1999-2002
Colore rosso rubino scuro; naso intenso, integro ed ampio ; in bocca i tannini sono “ setosi “, morbidi, un vino che ci riporta subito alla zona di origine, ovvero la Valpolicella, un vino “ tipico e molto lungo.
Da classificare Eccellente 

Amarone della Valpolicella Classico Doc 2000: uvaggio: 55% Corvina e Corvinone, 30% Rondinella, 15% Cabernet, Nebbiolo, Croatina e Sangiovese. Resa per ettaro (uva): 80 q. circa di cui si seleziona il 15% – 30% per produrre Recioto, Amarone o Rosso del Bepi. Le uve, selezionate con cura al momento della vendemmia, vengono portate nel fruttaio e subito messe a riposo in cassette di legno e sui graticci. E’ importante disporre in modo adeguato le uve a riposo perché l’appassimento possa avvenire al meglio e in modo completamente naturale. I primi segnali di muffa nobile compaiono a fine novembre – inizio dicembre e si sviluppano maggiormente nel mese di gennaio. Verso la fine di Gennaio si pigiano le uve e, dopo circa 20 giorni di macerazione, inizia la fermentazione alcolica ad opera dei lieviti indigeni. La fermentazione avviene molto lentamente e dura circa 45 giorni. Dopo di ché si svina e il futuro Amarone viene messo in botti di rovere di Slavonia medio-piccole, dove effettua la propria maturazione per sette anni. Durante questo periodo avvengono altre fermentazioni alcoliche che permettono di ottenere un vino secco di straordinaria struttura e complessità.
Vino potente ed elegante allo stesso tempo, credo che la grandezza dei vini di Quintarelli sia racchiusa in questi due termini, oltre ad essere accomunati da un filo sensoriale comune, praticamente ho riscontrato “ lo stile “ Quintarelli in ogni assaggio di vini, un unico comune denominatore che è il legame al territorio, la “ tipicità “ il vero Amarone “ di una volta “.
Rosso rubino, in tonalità ancora pimpante, senza alcun segno di cedimento sull’unghia ; naso intenso, complesso, da stare minuti ad odorarlo, note di ciliegia sottospirito ; in bocca è elegante e potente allo stesso tempo , un vino vero, figlio della terra e del lungo riposo in cantina, e non costruito.
Da classificare Eccellente ( 94/100

Amarone della Valpolicella Doc 2003: rosso rubino; al naso è molto intenso, complesso e gratificante; in bocca ha un ingresso sontuoso con tannini fini, è potente, lungo, un vero capolavoro uscito dalla terra, dal lungo affinamento e dal cuore di questo Grande Vignaiolo. Credo che in ogni bottiglia ci sia l’anima del “ Bepi “.Finezza, potenza ed eleganza, questi sono i vini di Giuseppe Quintarelli.
Da classificare Eccellente ( 95/100 )

Recioto della Valpolicella Classico Doc 1997: uvaggio: 55% Corvina e Corvinone, 30% Rondinella, 15% Cabernet, Nebbiolo, Croatina e Sangiovese.Resa per ettaro (uva): 80 q. circa di cui si seleziona il 15% – 30% per produrre Recioto e Amarone.
Le uve vengono attentamente selezionate su determinate fasce di terreno che solo in certe annate sono adatte a produrre questo vino. Il Recioto infatti dopo le diverse fermentazioni alcoliche, deve mantenere spontaneamente un notevole residuo zuccherino.L’appassimento avviene come per l’Amarone e viene utilizzata la stessa tecnica di vinificazione, mentre l’affinamento, sempre in botti medio piccole di rovere di Slavonia, dura cinque o sei anni.
Il Recioto non viene prodotto tutti gli anni ma solamente “ quando merita “, ha un residuo zuccherino intorno i 110 gr./l. Ma non è assolutamente “ stucchevole, anzi, un sorso invita al successivo, perchè l’acidità è ben calibrata, molto gradevole e gratificante in linea con i fratelli “ maggiori “, lungo nel finale.
Da classificare Eccellente ( 93/100 )

Un’esperienza gratificante per ogni appassionato di vino quale mi ritengo ancora dopo tanti anni, unico mio “ rammarico “ quello di non avere conosciuto personalmente il Grande Vignaiolo, ma tramite le parole della figlia Fiorenza e del nipote Francesco è come se Lui fosse stato insieme a noi. Il vino racchiudeva la sua anima e la sua vita, dentro quelle bottiglie è racchiusa la passione, dedizione, caparbietà, e la bontà di questo uomo. Un uomo generoso che non lesinava consigli anche in merito alla produzione del vino a chi gli si accostava, e quando qualcuno gli chiedeva: “ ma Bepi non sei geloso ? “, lui rispondeva cosi’ : “ Io sono geloso solo di mia moglie, credo che nel mondo ci sia spazio per tutti e che ognuno possa fare bene “.

Giuseppe Quintarelli da Negrar ha fatto conoscere l’ Amarone nel mondo, ha fatto da apripista per la Valpolicella enologica e se oggi tanto successo stanno godendo tutti i produttori delle vallate attigue credo che molto sia dovuto al Bepi. Di questo ne siamo tutti consapevoli ad iniziare dal Presidente e V. Presidente del Consorzio che durante l’Anteprima di fine Gennaio hanno comunicato ai presenti di volere intitolare la sala di degustazione della nuova sede consortile a questo grande viticoltore della Valpolicella.
Grazie alla famiglia Quintarelli ed a Giuseppe per questo coinvolgimento emotivo e sensoriale.

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2 commenti leave one →
  1. andrea sereni permalink
    marzo 1, 2012 1:06 pm

    Quintarelli è stato un personaggio straordinario del nostro territorio, ho letto lo scritto con grandissimo piacere, io sono di Gargagnago per me El Bepì è certamente più che una leggenda è la nostra storia.

  2. dicembre 18, 2013 11:49 am

    Ho avuto il piacere di parlare con la signora Fiorenza per telefono,donna molto umile e gentile, degna figlia di un padre importante come Giuseppe Quintarelli.

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