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Un gran rosso siciliano ottenuto da vitigni sconosciuti

gennaio 2, 2013

bottiglie homedi Roberto Gatti
Capita di degustare una bottiglia di vino siciliano, zona Campobello di Licata, prodotto da quella che è oggi, a mio avviso, tra le prime cantine in assoluto di tutta la Sicilia e d’ Italia. Se poi consideriamo che le uve sono tutte biologiche certificate allora il godimento diventa massimo, un’azienda che ad ogni concorso enologico si aggiudica Gran medaglie d’oro, d’oro e d’argento. L’azienda Milazzo non è molto conosciuta da parte delle guide di settore, per il semplice fatto che i titolari non inviano loro le campionature, ma preferiscono partecipare ai concorsi enologici internazionali e nazionali, una scelta da apprezzare. Da condividere meno, il fatto che le guide degustino ed inseriscano solo i vini delle aziende che glieli inviano gratuitamente, credo che questi vini dovrebbero comprarli e segnalarli ai loro lettori, diversamente li privano di una segnalazione molto positiva, facendo perdere loro questa bella opportunità. Per fortuna da oltre 10 anni attraverso il web, ogni appassionato e consumatore può reperire queste segnalazioni e godere di questi nettari.

Questo vino mi è piaciuto, l’ho degustato senza conoscerne la composizione,  avrei scommesso fosse un blend di Nero d’Avola e Nerello Mascalese è stata grande la mia sorpresa quando ho letto la scheda tecnica:

fondirò milazzo

Fondirò 2008 Azienda Agricola Milazzo
I terreni di produzione si trovano  Campobello di Licata in zona collinare 440-470 mt. s.l.m, con struttura prevalentemente argillosa con suolo profondo, ben dotato in sostanza organica. Proviene da uva rossa siciliana non identificata, innesti prelevati da vecchi ceppi e moltiplicata nei terreni aziendali, con impianto a spalliera ad alta densità (6000 ceppi/ha) coltivato in regime biologico. La raccolta è manuale in piccole cassette, l’uva è diraspata, fermenta a temperatura controllata e macera per 15-22 giorni in funzione dell’annata. Completa la fermentazione malolattica in silos d’acciaio. Il vino Matura per 18 mesi in acciaio con travasi e micro-ossigenazione controllati, 30% matura in barriques fino a raggiungere l’evoluzione desiderata.

Quindi si tratta d’uve autoctone siciliane non identificate, probabilmente vecchi vitigni autoctoni che andrebbero classificati e mantenuti in essere, oltre che per un fatto storico/ampelografico anche per la qualità riscontrata in fase d’assaggio:
Rosso rubino vivo e brillante, al naso intenso e particolare ricorda da vicino il nero d’avola ed il nerello mascalese, con note di mora e leggera speziatura, al gusto/olfatto è armonico, rotondo, tannini bene amalgamati mai aggressivi, acidità contenuta ed in sottofondo, beva scorrevole nonostante i 14 gr dichiarati, invitante, ritornano le note di more e ciliegie leggermente speziate/ fruttate intercettate al naso, lungo nel finale. Da classificare Ottimo!

Un’altra bella espressione di questa cantina di Campobello di Licata, che lavora in regime di agricoltura biologica, per il piacere dei nostri sensi ed anche della nostra salute !

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4 commenti leave one →
  1. Ernesto Cappone permalink
    gennaio 2, 2013 11:18 am

    Si dovrebbe dare dei nomi a questi vitigni e valorizzarli,incrementando la coltivazione e quindi la produzione in modo che tutti abbiano la possibilita’di degustarli.

  2. gennaio 3, 2013 11:20 am

    Credo che l’azienda farà degli studi in tal senso, dal momento che ha già prelevato questi antichi cloni ed innestati in vigna, al momento opportuno ce lo comunicherà !

  3. chaira ferla permalink
    gennaio 4, 2013 9:12 am

    Bella segnalazione complimenti!!

  4. Loris Stroppa permalink
    gennaio 4, 2013 5:15 pm

    Milazzo è una davvero una gran bella azienda.
    Signor Gatti la storia delle guide ormai è in netto declino, personalmente sono un consumatore attento di vino da oltre vrenti anni e da cinque non compro più nessuna guida leggo molto soprattutto online. Questa vostra testata è davvero ben fatta come poche.

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