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I pagamenti nel settore agroalimentare con l’Art 62, l’opinione di alcuni produttori vinicoli siciliani

febbraio 15, 2013

pagamento vinodalla redazione
Quando pochi mesi fa è entrata in vigore la legge che obbliga tutti i contratti del comparto agroalimentare ad essere in forma scritta prima della consegna delle merci, e che porta i termini di pagamento a 30 giorni per le merci deperibili (come l’uva), e a 60 giorni per tutte le altre merci (il vino), molti si mostrarono molto preoccupati, oggi dopo alcuni mesi di attuazione ecco alcune opinioni sull’andamento del mercato in Sicilia:

Lucio Monte, capo dell’area tecnico-scientifica dell’Ente regionale IRVOS, tiene a sottolineare il valore strategico, soprattutto nel medio e lungo periodo, che l’introduzione della norma comporta: “gli esercenti saranno più attenti a fare gli ordini e chiederanno alle aziende una migliore organizzazione nel servizio di approvvigionamento di ristoranti, bar ed enoteche. Piccoli ordini ripetuti nel tempo, maggiore fidelizzazione e trasparenza tra azienda vitivinicola, esercente e consumatore finale ed una gestione oculata dei pagamenti, sono elementi che caratterizzeranno lo scenario futuro, soprattutto nelle grandi aree metropolitane”. 

antonio rallo

Antonio Rallo, Presidente Assovini Sicilia e contitolare di Donnafugata pur apprezzzando la norma che nasce per risolvere il problema del ritardo nei pagamenti, una delle questioni più annose nel mondo del vino, sottolinea che è necessario chiarire il rapporto con la disposizione precedente in materia. “Ad oltre due mesi dall’entrata in vigore – afferma- il mondo del vino continua a domandarsi se deve rispettare l’art.62 oppure quanto previsto dall’art.22 della legge 28 del febbraio 1999,che già fissava i termini di pagamento per vino e alcolici in 60 giorni, ma a decorrere dalla consegna o dal ritiro del prodotto e non dall’ultimo mese di ricevimento della fattura, e fissava, per i ritardi di pagamento, interessi più bassi dell’articolo 62”.

 Tra le certezze, il fatto che, scaduti i termini, i creditori hanno l’obbligo di far rispettare i termini di pagamento con solleciti e vie legali, e di calcolare gli interessi una volta scaduti i termini. Le sanzioni, per chi non rispetta i termini di pagamento, sono potenzialmente altissime: si può arrivare a 500.000 euro per il debitore. Molti imprenditori preferiscono assumere la massima cautela al riguardo come Francesco Ferreri di Valle dell’Acate il quale ammette di essere in attesa di aspettare come muterà il mercato, “l’impatto iniziale è stato quello di una riduzione delle vendite , non ci saranno più i grandi ordini per quanto riguarda il canale HoReCa”.

 Sulla stessa lunghezza d’onda Francesco Cambria, responsabile di produzione dell’azienda Cottanera sull’Etna, che evidenzia comunque anche un primo dato positivo: “l’effetto della nuova norma ha prodotto anche dei risvolti positivi, i pagamenti infatti non solo sono diventati più regolari ma si riesce anche a recuperare con molta facilità il pregresso.”

giuseppe milazzo giornalevinocibo

Sicuramente uno dei commenti più positivi  quello di Giuseppe Milazzo, titolare di Milazzo Vini: “siamo orgogliosi di questa nuova legge! Ci voleva finalmente un po’ di ordine nel mercato del vino. Per quanto riguarda la nostra azienda la norma non ci ha creato alcun tipo di disagio, anzi la ritengo un beneficio per tutto il comparto. Abbiamo una clientela fidelizzata e selezionata, sempre puntuale nei pagamenti”.

Gli ordini diventano più frequenti e più piccoli”. Sulla stessa scia il commento di Alberto Buratto, amministratore delegato di Baglio di Pianetto, che grazie a una selezione della clientela non sta subendo contraccolpi e si stupisce invece di “come gli attori diretti e indiretti stiano continuando a dedicarsi a questo tema, che in fin dei conti riporta la normalità nel commercio, e tralasciano invece argomenti ben più pesanti che affliggono le nostre aziende e soprattutto il sistema giovani italiano”.

Ottimista anche Giuseppe Formisano, direttore commerciale di Tasca D’Almerita: “una norma molto utile in quanto sta cambiando le dinamiche di mercato. I clienti sono molto più coscienti, acquistano con responsabilità sapendo di dovere pagare nei termini di legge.

L’azienda Planeta pone l’accento sulla correttezza dell’informazione e sul rispetto dei termini contrattuali tra le parti. “C’è molta incertezza e ignoranza in materia – dichiara Sergio Ardito del commerciale Italia –  legata a una informazione non omogenea. Per quanto riguarda il limite dei 60 giorni,  sarebbe bastato fare rispettare i termini già esistenti tra le parti”.

Non ci sono stati grandi sconvolgimenti legati all’entrata in vigore della norma per le Cantine Settesoli come ci riporta Samatha Di Laura, direttore commerciale per la  grande distribuzione: “in generale la GDO si è attrezzata per tempo adeguando, già in sede di rinnovo contrattuale 2012, i termini di pagamento a quanto dettato dalla nuova legge”.

Discorso ben diverso per wine bar, enoteche e ristoranti, “posso senz’altro dire  – dichiara Giuseppe Natoli di Fatasciàche un problema enorme la disposizione lo ha creato alle piccole aziende, con la conseguente contrazione degli ordini. Se prima il porto franco (quindi senza addebito delle spese di trasporto al cliente) era attestato alle 12 casse che venivano pagate comodamente a 120/180 giorni, adesso un ristorante di Milano dovendo pagare a 60 giorni ordinerà quantità notevolmente minori. Cosa succede con le spese di trasporto? Se si addebitano al cliente si diventa meno appetibili e si rischia di restare fuori.”

emilio ridolfi

Per Emilio Ridolfi, direttore commerciale delle Cantine Pellegrino, la nuova norma porterà a una selezione delle strutture operanti nel settore: “dal 24 ottobre le cose sono sicuramente cambiate e la politica adottata è stata quella di esaurire il magazzino prima di fare nuovi ordini. Sarà pertanto interessante vedere cosa succederà tra qualche mese, quando i magazzini esauriranno le scorte, e mi riferisco più ai ristoratori perché le enoteche, tranne qualche eccezione, sono abbastanza sane. Stesso discorso per la grande distribuzione, le strutture sane rimarranno sul mercato con una conseguente selezione di quelle che non riescono a stare a galla e purtroppo in Italia si possono fare tanti esempi.”

L’azienda Planeta pone l’accento sulla correttezza dell’informazione e sul rispetto dei termini contrattuali tra le parti. “C’è molta incertezza e ignoranza in materia – dichiara Sergio Ardito del commerciale Italia –  legata a una informazione non omogenea. Per quanto riguarda il limite dei 60 giorni,  sarebbe bastato fare rispettare i termini già esistenti tra le parti”.

 Questa riforma la si aspettava da più parti ed è molto importante, ma piena di dubbi e rischi, almeno nel breve termine. Una riforma epocale, nei fatti, che vuole, nelle intenzioni, eliminare parte delle distorsioni dei rapporti di forza, per esempio, tra produttori e grande distribuzione (che a detta di molti, però, è oggi tra i pochi canali a pagare in tempi accettabili, visto che spesso, con la ristorazione, si arriva anche a 360 giorni). Il timore maggiore è la mancanza di liquidità di tante piccole aziende della ristorazione potrebbe rappresentare un ulteriore freno all’acquisto e al consumo di vino in Italia, già in netto calo in questi ultimi anni.

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One Comment leave one →
  1. giusy permalink
    febbraio 19, 2013 3:49 pm

    credo che entrando il sistema a regime dovrebbe dare una mossa in più all’economia di settore

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