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I nuovi vini biologici non filtrati 2020 di Funaro

aprile 28, 2021

di Luigi Salvo
L’Italia del vino vive, da sempre, di continui cicli e mode, sul finire degli anni ’90 abbiamo assistito all’utilizzo su larga scala delle moderne tecnologie che governano i processi di vinificazione, i coadiuvanti che li facilitano, l’impiego al massimo di filtrazione e chiarificazione, in poche parole l’epoca del vino tecnico, perfetto, di gran

successo commerciale. Ma si sa il vino non si sottrae alle mode, e quindi, dopo l’utilizzo a profusione della barrique dagli anni 2000, gli ultimi anni hanno visto il boom dei vini ottenuti dai lieviti indigeni e non filtrati.

Da qualche anno è in voga una sorta di pensiero alternativo del vino, la ricerca dell’intervento minimo che dovrebbe favorire la massima espressione del vitigno e del territorio, sacrificando la perfezione tecnologica. Molti produttori così hanno scelto un ritorno alle origini.
Il vino è prodotto per essere bevuto e per dare piacevolezza, chi compra il vino ama trovare un liquido che gli dia sensazioni positive e non solo da punto di vista meramente degustativo. Oggi, il produttore sempre più affascinato da questi vini con lieviti indigeni e non filtrati, ama appartenere ad una “intellighenzia produttiva”, ma non deve però farsi prendere dall’ansia da prestazione nel produrli. Chi comunica, ed ha le competenze tecniche sul prodotto vino, ha un ruolo importante nel comunicare lo stile di questa tipologia, se è ben riuscito, al di là delle mode e del fatto che possa piacere ad un ristretto pubblico.

Con piacere ho assaggiato i nuovi biologici e non filtrati nati in casa Funaro, l’azienda dei fratelli Giacomo, Clemente e Tiziana si trova a Santa Ninfa (Tp), 85 ettari di superficie agricola tra vigneti (60 ettari), (oliveti 15 ettari), seminativi, ortaggi e arboreti da frutta. I vigneti sono situati nei comuni di Salemi e Santa Ninfa nella provincia di Trapani tra 150 e 450 metri s.l.m., l’impegno produttivo è ormai da diversi anni in regime biologico.

Le tre nuove etichette da varietà autoctone, Inzolia, Zibibbo e Perricone, nascono con la vendemmia 2020 in collaborazione con Alessandro Viola, solo lieviti indigeni e nessuna filtrazione, bottiglia trasparente senza capsula e presenza del QR-Code nella retroetichetta per fornire al consumatore tutte le informazioni.

Inzolia 2020
Le uve provengono da Contrada Fontanabianca di Salemi (Tp) dal vigneto più antico dell’azienda, il cosiddetto “La Vecchietta”, messo a dimora nel 1993. La raccolta manuale si è svolta a fine agosto, fermentazione a freddo per due settimane e maturazione 6 mesi in acciaio, imbottigliamento senza filtrazione per mantenere integro il prodotto,
L’assaggio:
Nel bicchiere il classico paglierino velato, al naso un buon frutto di pera e pesca gialla, leggere sensazioni erbacee. Il sorso è pieno, ricco di frutto e sapidità. Ben riuscito e godibile.
Sono state prodotte 10.000 bottiglie, prezzo 10-12 euro

Zibibbo 2020
Coltivato in altitudine a 420 mt. s.l.m. a Santa Ninfa (Tp) a 400 metri s.l.m., è vendemmiato ai primi di settembre, fermentato spontaneamente senza lieviti aggiunti, è macerato sulle bucce per 5 giorni a temperatura controllata, il vino permane sui lieviti per 6 mesi in serbatoio di vetroresina, ed è imbottigliato non filtrato, bassa presenza di solforosa intorno a 35-40 mg/l.
L’assaggio:
Paglierino carico velato, naso di gran registro che evidenzia l’aromaticità del vitigno, albicocca, pesca gialla, macchia mediterranea, agrumi dolci, il tutto condito da elementi floreali di rosa e glicine. In bocca segue in parte i tratti olfattivi, evidenziando una vena amaricante in un finale sapido. Bottiglie prodotte 4000, prezzo 16-18 euro.

Perricone 2020
Le uve provengono da Contrada Fontanabianca a Salemi (Tp), dopo la fermentazione con lieviti indigeni, macera sulle bucce per 5 giorni, permane in acciaio per 6 mesi a temperatura controllata, ed è imbottigliato senza filtrazioni.
L’assaggio:
Rosso rubino con note porpora, leggerissima velatura, naso di frutti rossi, marasca e ciliegia, alcuni tocchi vegetali, poi ginepro e pepe nero. Al sorso il frutto riempie il cavo orale, il tannino è sinuoso, si allunga fresco e succoso.  Bottiglie prodotte 7000, prezzo: 11-13 euro.

One Comment leave one →
  1. aprile 28, 2021 7:04 PM

    Beh, i Funaro sono stati sempre attenti al rispetto della materia prima, tuttavia questo passo sul non filtrato e quel nome, Alessandro Viola, mi stuzzica molto il palato! Sono curiosissimo.

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