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Autoctono si nasce

giugno 18, 2012

di Vincenzo Bonomo
Nel mondo del vino le mode sono un bel rompicapo. Negli ultimi anni la terminologia utilizzata dagli appassionati del vino si è arricchita moltissimo, ma prendiamo in considerazione un termine che viene sempre più utilizzato: autoctono. Il termine deriva dal greco autòchthon ed indica l’appartenenza di qualcosa o qualcuno ad un luogo. Il termine autoctono riferito ad un vitigno indica quella vigna che è coltivata e diffusa nello stesso areale d’origine. Le uve “internazionali” sono straniere negli areali dove non hanno origine, ma sono autoctone nei loro territori di nascita.

Per esempio il vitigno Chardonnay, data la sua ampia diffusione in tutti gli areali viticoli del mondo, la possiamo considerare una delle uve più internazionali; ma se prendiamo come riferimento la Borgogna con le sue regioni: Chablis, Côte de Nuits, Côte de Beaune, Côte Chalonnaise e Mâconnais,  lo Chardonnay qui gioca in casa; è senza dubbio autoctono. Se prendiamo per esempio un Franciacorta Satén, prodotto solamente con uve Chardonnay, la sua eleganza è evidente. Che sia il merito dell’uva Chardonnay? Questo vitigno svolge un importante ruolo, ma l’eleganza di questi vini è data dal territorio della Franciacorta e dalle sue condizioni pedoclimatiche.

L’identificazione delle uve autoctone nasce dalla necessità di conoscere cose nuove probabilmente dovuta anche dall’invasione indiscriminata di così tanti vini “tutti simili, tutti uguali”, prodotti con le stesse uve e che inevitabilmente hanno lo stesso sapore e gli stessi aromi. L’esagerata coltivazione delle uve internazionali ha saturato il mercato non lasciando più spazio alla diversità e appiattendo l’interesse dei consumatori.  Senza ombra di dubbio il termine “autoctono” viene sempre più utilizzato fra gli appassionati di vino e i professionisti che operano nel mondo dell’enologia. Questa parola sta diventando abituale anche fra i consumatori che la utilizzano senza nemmeno conoscerne l’effettivo significato applicato al vino, forse perché l’hanno sentita dire da qualcuno e pertanto sembra appropriata per apparire “esperti”.

Adesso vi racconto un fatto accaduto tempo fa. Un giorno mentre mi trovavo in un’enoteca di un amico, entra un cliente e chiede “un vino autoctono” senza nemmeno sapere cosa significhi esattamente, o meglio, senza rendersi conto che sarebbe bene chiedere “un vino fatto da uve autoctone”. Siamo d’accordo, ma autoctone di quale territorio? In realtà, non ci stancheremo mai di ripeterlo, l’uva  è certamente un fatore importante ma non principale per la produzione di un buon vino.

Gli altri fattori fondamentali che prendono parte alla nascita di grandi vini sono l’areale di produzione e le sue uniche caratteristiche, ma che il vignaiolo che da l’impronta ai suoi vini, proprio perché è lui il primo a decidere se fare un vino mediocre o un vino buono, portando a proprio favore le condizioni del territorio dove opera. La maggior parte di vitigni, che nel corso dei secoli si sono adattate nei loro areali d’origine, sfruttando al meglio ciò che quel luogo poteva offrire, se impiantate in altri territori non danno gli stessi risultati. Questo non può che continuare a sostenere il terroir e le sue caratteristiche peculiari come principale elemento della qualità nei vini. I francesi, infatti, insistono da moltissimo tempo, a valorizzare il concetto di “cru” e di “terroir”; segno che avevano capito, molto prima di altri, quali erano i fattori importanti e reali per fare un grande vino.

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