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Il bordolese marchigiano: verticale il Pollenza ’05-’06-’08-’09

giugno 17, 2013

pollenza homedi Luigi Salvo e Antonio Carullo
La splendida terra marchigiana tra l’Appennino ed il mare Adriatico presenta aspetti geografici e paesaggistici di grande varietà, suoli particolarmente vocati per la vigna che riescono a donare vini di grandissimo profilo ed interesse, sia tipicamente autoctoni sia dal taglio bordolese ed internazionale.

Il Conte Aldo Brachetti Peretti,  imprenditore con molti interessi, una ventina di anni fa affascinato dal mondo del vino non ha resistito dal dar corso ad un’avventura enologica, ha acquistato dai principi Antici Mattei una tenuta situata in parte nel comune di Tolentino ed in parte del comune di Pollenza ed ha iniziato il suo percorso produttivo.

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La sua decisione di intraprendere questo percorso rurale è  dunque indubbiamente recente, ma con le idee chiare del capitano d’industria si è affidato, da subito, al grande enologo Giacomo Tachis e circondatosi di validi collaboratori i risultati sono stati davvero immediati, frutto anche della passione per la propria terra, la ricerca delle migliori tecniche di coltivazione e vinificazione che hanno consentito  all’Azienda Vinicola Il Pollenza di eccellere.

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Bellissima la residenza, un edificio del 1500 disegnato da Sangallo, affascinante il comprensorio dei vigneti, le geometrie, l’eleganza, l’ordine, la cura di ogni dettaglio. Un impianto fotovoltaico costeggia i vigneti e gioca anche un ruolo fondamentale nell’economia aziendale, il Conte simpaticamente lo definisce “la ricarica per le batterie della propria azienda”.

Siamo nei colli maceratesi ad una trentina di chilometri dal mare e dai monti Sibillini, su  200 ettari 50 sono destinati a vigneto ad altezze varianti, da 110 a 150 metri sopra il livello del mare, vi sono gli internazionali, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Pinot Noir, Petit Verdot, Syrah, Sauvignon Blanc, oltre che vitigni  locali  Trebbiano e Sangiovese, Montepulciano e Maceratino.

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Fra i vini prodotti il vessillo è il Pollenza che porta il nome dell’azienda,  vino dal taglio bordolese, è ottenuto da Cabernet Sauvignon e Merlot, con l’aggiunta del Sangiovese e  Petit Verdot.
La prima annata di produzione è la ’01, negli ultimi anni ha fatto bottino pieno di riconoscimenti a livello nazionale, ed internazionale, per citarne solo alcuni: massimi punteggi per le guide di riferimento del vino italiano Bibenda AIS e Vini d’Italia Gambero Rosso, è stato inserito tra i 50 migliori vini d’Italia “Best Italian Wine Awards” e  tra i migliori 100 vini del mondo per la classifica di Luca Gardini di Panorama.

Il Pollenza trae origine da un suolo dalle caratteristiche di pregio, da mediamente profondo a profondo, di medio impasto tendente all’argilloso, con scheletro abbondante e di piccole dimensioni. Le uve dopo venti giorni di macerazione sulle bucce a 25/28 °C, fermentano in vasche di cemento vetrificato a temperatura controllata. Il vino è affinato 14 mesi in barriques e tonneaux.

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Giornalevinocibo ha testato il Pollenza in verticale di quattro annate, la ’05 e ’06 sono state seguite da Giacomo Tachis, la ’08 e la ’09 da Carlo Ferrini e dalla’enologo aziendale Giovanni Campodonico.

Alcuni tra i critici non apprezzano questo vino nato da uve internazionali in terra marchigiana, a noi il Pollenza è sempre piaciuto e dopo questa verticale non possiamo che ribadire la nostra posizione, ovvero il Pollenza è un gran bel vino, davvero godibile.

Il Pollenza 2005 Rubino con riflessi granato, segna il calice con grande concentrazione. Naso importante, ricco di profumi caldi d’impeto mediterraneo, bouquet di viola e rose appassite, more e ciliegie dai contorni vegetali e toni boisè. Al palato si espande con forza e vigore tannico, agevolato da scia di piccoli frutti e balsamo. Grande potenziale evolutivo in bottiglia.

Il Pollenza 2006 Vino dal colore rubino intenso, naso serrato e giovanissimo per il millesimo, qualche lieve accenno smaltato su visciola e amarena, cuoio, liquirizia, e spezie quali il cardamomo. In bocca è compatto, con viva acidità e una massa tannica capace di foderare la bocca. Lo stato evolutivo lascia presagire a tanta strada e tanta coordinazione.

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Il Pollenza 2008 Il colore appare rubino più scuro del millesimo precedente, si intravedono gli ardori giovanili. D’impatto potente al naso, è subito dominato dalle invitanti note di frutta scura, ciliegie, prugne, sfumature tostate di caffè, grafite e speziatura che s’intreccia ad affascinante balsamicità. L’assaggio è ricco ed appagante nell’espressione tannica, di prolungata persistenza

Il Pollenza 2009 Rubino scuro, ricco di vivacità. Naso intensissimo di sfumature fruttate di more e amarene, poi cacao, tabacco dolce, sottobosco e liquirizia, pregevole per pulizia e per complessità. Sontuoso e imponente all’assaggio, caldo, ben sorretto da una freschezza e da un tannino che gli garantisce vigore e forza. Millesimo da risentire tra 6-7 anni per godere totalmente delle sue qualità.

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