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Eccellenze Altoatesine: Abazia di Novacella, Köfererhof e la cucina del Resort Steinraffler

settembre 15, 2012

di Roberto Lo Vullo
Il nostro girovagare per l’Alto Adige ci ha portato a scoprire realtà affascinanti. Lasciata la caotica Autostrada del Brennero allo svincolo per Bressanone (Brixen in tedesco…) andiamo verso Sud in direzione Bolzano intenzionati a scoprire questa parte della Valle dell’Isarco che, oltre ad essere incantevole dal punto di vista naturalistico è in grado di riservaci piacevoli sorprese dal punto di vista enogastronomico. Giunti a Novacella restiamo a bocca aperta nell’ammirare l’antica Abazia dei Canonici Agostiniani, fondata nel 1140 dal beato Hartmann. La lungimiranza e generosità di nobili dell’epoca, dotò l’Abbazia di diversi appezzamenti di terreno, nei quali ebbe inizio e tutt’oggi continua una florida produzione agricola.   La proverbiale dedizione dei monaci permette al turista oggi, come allo stanco viandante un tempo, di godere di prelibatezze quali il succo di mele o di gustare uno tra i tanti vini bianchi o rossi frutto della tradizione vitivinicola locale.

Ci troviamo in una delle zone più settentrionali dell’Italia dove sono presenti vigneti. Questa particolare collocazione geografica ed il microclima ad essa relativo, permette di vinificare tra i bianchi il Sylvaner, il Müller Thurgau, il Kerner, il Gewürztraminer ed il Veltliner e tra i rossi  il  Lagrein il Kalterersee, il Pinot Nero, ed il Moscato Rosa anche se, per onore del vero, la provenienza di queste uve è da territori più a sud, verso Bolzano. L’invito ad assaggiare i prodotti della Abbazia è più opportuno dopo la visita dei locali dedicati al culto onde evitare spiacevoli perdite dell’orientamento………..
Anche le signore potranno trovare interesse nella visita, qualora indifferenti al vino, perché i Canonici  Agostiniani sono abili anche nella preparazione di cosmetici, anch’essi commercializzati in loco.

Appena fuori dalla Abbazia il nostro sguardo spazia nelle alture circostanti e viene colpito da altre due realtà degne di menzione.   La prima, poco sopra l’Abbazia di Novacella, è un maso che mostra di essere molto interessante. Si tratta del maso  Köfererhof, uno dei più antichi masi dell’Alto Adige, ancora più vecchio della vicina Abbazia, e rappresenta una delle tipiche aziende vinicole della Valle Isarco. La struttura del fabbricato è austera ma invitante ed entrando ci accoglie l’affabile sorriso di Petra Kerschbaumer, sorella del proprietario, che nel suo tipico costume altoatesino, ci conduce al piano superiore utilizzato come ristoro. Ci raggiunge Gunther Kerschbaumer,l’odierno proprietario e cantiniere il quale non si fa pregare per darci indicazioni più tecniche sulla produzione vitivinicola della zona .

L’azienda che porta il nome del maso ha le sue colture su una superficie di più di cinque ettari ad una altitudine media di 650 slm.  Le uve che si raccolgono in questa zona sfruttano la apparente povertà del terreno che in realtà, con i suoi minerali presenti, conferisce ai vini del maso Köfererhof una succosa consistenza, una punta di acidità, freschezza ed un elegante fruttato.

La produzione è tradizionalmente orientata alla valorizzazione dei bianchi nelle varietà che già abbiamo riscontrato in produzione dai “concorrenti” agostiniani, ma ci dispensa particolari che non avevamo conosciuto prima. L’allevamento è di tipo Guyot e le diverse varietà di vitigno hanno una resa media da 55 a 65 hl/ettaro e la raccolta si articola dai primi mesi di settembre per il Muller Thurgau sino alla prima decade di ottobre per il Kerner.  La vinificazione avviene prevalentemente in fusti di acciaio inox a 18 gradi centigradi, spesso garantita dalle condizioni climatiche della zona.

Osserviamo la eleganza delle magnum di Kerner mentre ne degustiamo qualche sorso, al naso è dai profumi eleganti di glicine, miele d’acacia, pesca gialla, anice stellato, alla beva è picevolmente minerale, fresco dai lunghi ritorni amandorlati. 
Ascoltiamo Gunther che ci parla anche della esperienza che ha avviato con la creazione del Trio Vinicolo nell’intento di valorizzare la produzione vinicola della Valle dell’Isarco. Ha stipulato una larga intesa con altre due aziende la tenuta Gumphof di Fiè allo Sciliar e la Waldgries di Santa Maddalena. Le tre realtà sono autonome nelle scelte commerciali ma condividono esperienze e conoscenze a salvaguardia delle tradizioni locali ma con l’obiettivo di una produzione di nicchia ma di qualità.

E’ già l’imbrunire quando ci congediamo dal nostro mentore e senza indugio torniamo sui nostri passi verso una altra struttura che avevamo notato in precedenza.  Siamo in località Naz-Sciaives e ci inerpichiamo su una strada interpoderale che dopo aver attraversato un bosco termina al Resort  Steinraffler gestito da Peter e Lidia Hafner.  Atmosfera raffinata ed una vista mozzafiato sulla valle sino a Bressanone, conferiscono alla cena che ci apprestiamo a consumare, note di preziosità.

Il menù è a base di carni, di ogni tipo, dalle bianche alla selvaggina, (il nostro amico Enzo si  “cimenta”  con un inatteso filetto di canguro) accompagnate da una carta dei vini di tutto rispetto. Ci viene detto che una passione dei  proprietari è quella di “mistificare” alcuni vini con ingredienti inusuali e cediamo alla provocazione di un prosecco al sambuco, dal retrogusto al palato veramente sorprendente. Ineccepibile la presentazione delle pietanze che abbiamo scelto, dall’antipasto al dolce e preziosa la cura che ci presta Lidia . 

La cena volge al termine e ligi alle regole della sicurezza stradale, vorremmo prendere a pretesto il tasso alcolemico per pernottare nella struttura che ha stanze confortevoli ed accoglienti ma la utile presenza di un autista astemio ci riporta alla realtà che la nostra vacanza volge al termine ed è tempo di fare strada verso casa. Un caloroso commiato ed un invito a tornare sono le ultime sensazioni che vogliamo trasmetterVi nella speranza che  questo nostro taccuino di viaggio, sia per Voi motivo per una visita da queste parti.

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