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Nosiola, il carattere dei vignaioli trentini

settembre 15, 2012

di Renato Rovetta
Il 1 settembre siamo stati a Riva del Garda, per “Arrivano i Vignaioli”, con l’occasione abbiamo conoscuto i 40 Vigneron che fanno parte dell’Associazione Vignaioli Trentini, vi parleremo non soltanto della piacevolezza di bere un vino dal vitigno autoctono Nosiola, ma cercheremo di scoprire perché è così diverso, con la sua personalità, con i profumi importanti, il più antico vitigno bianco trentino. Vorremmo fosse conosciuto di gran lunga oltre i confini regionali, perché gli appassionati lo richiedono, i ristoratori lo cercano, anche nelle sue diverse declinazioni, dal bianco giovane fino al Vino Santo d’annate lontane, il Nosiola prodotto nella Valle dei Laghi, tra quelle di Calavino, Càvedine e quello di Toblino.

La Nosiola, vino di profonda freschezza e dotato di una piacevole acidità, frutto delicato dell’uva che lo preserva, e che troviamo soltanto in piccole zone diventate ormai “Cru”. Nell’occasione di Riva del Garda, alla Rocca, i Vignaioli trentini si sono ritrovati per il secondo anno consecutivo, per confrontarsi e presentare ad un pubblico di professionisti il vino da Nosiola, oltre poi a tutti i vini di produzione trentina tra cui il Teroldego e il Marzemino tra gli autoctoni, per spaziare dal Müller Turghau al Sauvignon al Pinot Nero e poi gli internazionali come lo Chardonnay e addirittura il Syrah,.
Lla produzione di bollicine, Trento Doc, il Brut per eccellenza, ma non ci è dispiaciuto nemmeno il metodo Martinotti di Rudy Zeni, perchè non dimentichiamoci che proprio a San Michele all’Adige si trova la scuola d’enologia tra le più importanti d’Europa, fondata da Edmondo Mac, da dove escono preparati la maggior parte degli Enologi del prossimo futuro.

Nel tardo pomeriggio, la degustazione è stata aperta anche agli appassionati, numerosi Wine Lovers arrivati da diverse regioni italiane e d’oltre confine. Di Nosiola ne abbiano davvero trovati di differenti, pensate che anni fa difficilmente si riuscivano ad avere 12 gradi alcolometrici con la vecchia concezione di ottenerlo, oggi con le nuove tecniche in vigna e in cantina è stato superato anche questo scoglio. L’affinamento è sempre in botti d’acacia ed i profumi esplodono, addirittura come già qualcuno ha sottolineato alcune bottiglie possiamo davvero paragonarle allo Chablis francese.

Nella Nosiola troveremo sempre una bell’acidità, ripagata da una freschezza formidabile, con profumi delicati di fiori gialli e un finale amandorlato. Molte sono le aziende che producono uve trattate biologicamente, da anni infatti in Trentino hanno scelto l’agricoltura biologica per le loro produzioni, e sono sempre i produttori ad imprimere carattere ai vini. Vigneron che sono diventati interpreti di un nuovo modo di fare agricoltura montana, creatori di quei vini dove la qualità che troviamo in vigna, la riscopriamo in Cantina e sulle nostre tavole.

C’è poi da annoverare chi per primo negli anni settanta ha creduto nella produzione del Bianco Nosiola. Proprio il Vignaiolo Alessandro Fanti che in quegli anni la vinificò con piacere. La sua è incredibile, dal paese di Pressano fino a San Michele all’Adige, dove le terre sono rossicce, che regalano mineralità,  poi ci mettiamo l’altitudine fra i 450 e 500 metri, ed il periodo, si vendemmia, infatti, tra il primo ed il venti Ottobre. Ecco allora che ritroviamo note minerali, che primeggiano anche nella Nosiola del 2006 che si è affinata per il 40%  in legno di vecchie barriques e il  60 % in acciaio,  donandoci sentori di Petrolè ed un’ottima salivazione.

Anche Lorenzo Cesconi  è su a Pressano, e mi da l’idea che lì ci sia un terroir particolare, perché la sua Nosiola 2002 è davvero importante, io e i miei compagni di tasting Matteo e Annie ci guardiamo e negli occhi leggiamo un piacevole stupore, poi ci viene sottolineato che le viti sono vecchie, dai 50 ai 100 anni, il vino è sempre affinato in botti d’acacia, e se anche il 2002 è stata una vendemmia terribile, la Nosiola ne ha trovato giovamento. Nella versione 2001 i sentori d’idrocarburi sono addirittura la nota principale insieme a fiori gialli e il finale sempre amandorlato

Mario Pojer ci da una visione anche sulla produzione regionale di Nosiola e salta agli occhi la cifra sbalorditiva, quando negli anni settanta la produzione era di 46.000 quintali che scende nel 2000 a 13.000, nel 2010 i quintali sono 10.461 per arrivare al 2011 soltanto a 9.478 quintali. Un’altra cosa importante è il lavoro di gruppo come sanno fare i Vignaioli trentini, da qui in avanti c’è anche un progetto di valorizzazione genetica, oltre a sviluppare la Nosiola Spinarola.

Voglio mettere in evidenza anche la Nosiola dell’azienda  Pojer e Sandri  è la vendemmia del 2003,  è abbinabile a piatti importanti. La sua eleganza ci appaga. Chapeau !!!

Una piacevole sorpresa personale è con Erika Pedrini,  giovane e attenta enologa dell’azienda Pravis, proprio nella Valle dei Laghi a Calavino, ci racconta del suo territorio, di questa marna calcarea con le viti di 40 anni cullate dall’Ora, un vento tiepido che arriva dal lago. La sua è una Nosiola del 2001 affinata in acacia e non in rovere perché il profumo del legno intenso coprirebbe i profumi delicati del vino, poi l’uva appassita per due mesi e lasciata un anno in botte. Ecco un Vino con una bella spalla e un importante mineralità. Da ricordare che gli impianti vecchi erano a pergola semplice, ma la nuova generazione ha scelto la spalliera.

Anche Elisabetta Foradori vinifica la Nosiola, addirittura la sua è la prima vendemmia che presenta, la 2009, lei vinifica in anfore, da qui l’accentuarsi delle acidità che conferiscono ricchezza di freschezza.
Le varie interpretazioni della Nosiola ci intrigano, e sono davvero fuori dal comune, e questa è proprio l’occasione in cui possiamo  rendercene conto.

Poi iniziamo con le annate storiche, mai ci saremmo aspettati di trovare vini ancora con un carattere pieno e sentori puliti, come tutte le Nosiola che abbiamo avuto la piacevolezza di degustare.
Ecco “Maso Nero“ di Zeni del 1992 coltivata sulla collina di Pressano e vinificata in acciaio, e ancora la Nosiola del 1983 di Pojer e Sandri, quando la tecnologia era allo stato brado, in quegli anni si curavano soprattutto le chiarifiche, e questa è la realtà della Nosiola dove trovi emozioni con profumi evoluti e sentori di pietra focaia.

Ricordando che si accenna a questo vino già dal 1820 con la Nosiola Passita Castel Dublino, mi piace presentare il nettare dei nettari, il Vino Santo della Valle dei Laghi, quello di Francesco Poli Presidente in carica dell’Associazione, un Vino Santo Trentino del 1994 . Per questo vino occorre appassire il grappolo da fine settembre per 5 mesi fino a Pasqua. 

Il Vino Santo del 1993 dell’Azienda Pisoni, pregiato, importante, mai stucchevole, il Vino Santo Trentino del 1986 di Gino Pedrotti dove i profumi sono intensi, evoluti, ora più che mai emergono le note mielose cariche di suggestioni, per concludere con il Vino Santo del 1982 Arèle dell’azienda Pravis sempre nella Valle dei Laghi.

Sono stati davvero molti i vini degustati e come ci diceva Aurora Endrici splendida portavoce della manifestazione, i produttori man mano che passavano i giorni antecedenti la manifestazione, ritrovavano bottiglie di Nosiola che avevano quasi dimenticate, era sicuramente questo il momento migliore per farle degustarle. Ho due cose in testa, vorrei che vini come questi degustati nell’occasione dell’incontro con i vignaioli trentini, si potessero trovare anche in altre regioni italiane, vorrei trovarli in ristoranti con un ottimo rapporto qualità/prezzo e vorrei che il sommelier che presenta la Nosiola ne abbia bevuto almeno due bicchieri e almeno una volta abbia visitato il Trentino

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