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I dati export del vino italiano sono falsati, lo spiegano Dario Stefano ed Andrea Gabbrielli

giugno 24, 2016

dario stefano andrea gabrielli giornalevinocibodi Luigi Salvo
Nel corso della conferenza stampa svoltasi il 23 giugno a Roma a palazzo Madama, il senatore della Commissione Agricoltura Dario Stefàno ed il giornalista Andrea Gabbrielli, hanno chiarito come dati i riguardanti l’export vinicolo delle varie  regioni italiane, elaborati sulla base dei dati Istat, mettono in luce un quadro del tutto falsato rispetto alla reale vocazione ad esportare delle diverse aree geografiche, amplificando il Nord, dove la logistica è migliore e penalizzato il Sud, si evidenzia, dunque, una mancata corrispondenza tra il luogo di origine del prodotto e la località di sdoganamento.

Dario Stefano: “Dall’importante lavoro svolto da Ismea e di Wine Monitor – Nomisma, sull’export vinicolo delle regioni italiane, emerge quella che a mio avviso è un’evidente ingiustizia, tutta a scapito del Sud e soprattutto a svantaggio di regioni come la Puglia o la Sicilia. I codici di nomenclatura possono aiutare a “tracciare” gli scambi e ricostruire dati più aderenti al vero”.

“Non mettiamo in discussione il prezioso e puntuale lavoro di Ismea puntiamo invece i riflettori su quella che appare come una “pigrizia burocratica” che va a pregiudicare le performance di alcune ragioni tra le quali la Puglia”

dario stefano andrea gabrielli 2 giornalevinocibo

Basta osservare – ha proseguito Stefànodal punto di vista statistico, l’incremento della propensione all’export della regione dove avviene lo sdoganamento, a scapito appunto di quella di origine. 
È il caso palese di regioni come il Piemonte e il Trentino, dove tale propensione è a 3 cifre percentuali (rispettivamente 141% e 173%).
Quindi – continua Stefàno – se è logico che una regione non possa esportare più del 100% di quanto produce, come opportunamente segnalato nello stesso report di ISMEA, tuttavia da questa percentuale “dopata” scaturiscono e si determinano ricadute penalizzanti e pesanti per interi territori.

Una su tutte, la ripartizione dei fondi OCM vino che costruisce le sue determinazioni avvalendosi anche dei dati Istat (coquelli in questione) fino ad arrivare a possibili interessi di appeal commerciali o per investimenti che i privati potrebbero realizzare e che le attuali evidenze statistiche, per alcuni casi, potrebbero addirittura scoraggiare”.

dati export vino

“Per sanare questa distorsione della lente statistica – aggiunge Stefàno – intendo proporre la convocazione di un tavolo tecnico presso il MIPAAF, coadiuvato da ISMEA, Agenzia delle Dogane e ISTAT, affinché vengano redatti, per le regioni mancanti, i codici di nomenclatura combinata mediante i quali sarà possibile ricostruire il vero dato circa la propensione all’export delle regioni nonché contribuire a migliorare il sistema di informazioni su tali scambi.
Un’ iniziativa che ribadisce la centralità e l’importanza dell’origine dei prodotti, sulla quale l’Italia non può permettersi alcun tentennamento”.

Andrea Gabbrielli: “Siamo in presenza, intervenuto accanto a Stefàno in conferenza – di un paradosso: più cresce l’export di vino del Sud, più cresce la propensione all’export delle regioni del nord dalla logistica più sviluppata. Infatti l’attuale sistema di rilevazione dei dati export fa riferimento al luogo di sdoganamento e di fatto non tiene conto dell’origine del prodotto.

Tutto ciò risulta particolarmente penalizzante per tutte le regioni meridionali e in particolare Puglia e Sicilia, che in questi anni hanno fatto grandi sforzi per l’internazionalizzazione. Si tratta di riconoscere, anche dal punto di vista statistico, questa realtà dei fatti. Il vino italiano è competitivo perché tutti contribuiscono al suo successo nello stesso modo”.

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