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Chianti Classico, il Gallo Nero diventa sempre più verde

aprile 18, 2018

di Luigi Salvo          
Il Vinitaly offre anche l’occasione di fare il punto sui alcuni dei più importanti territori del vino italiano, tra questi certamente il Chianti Classico i cui produttori mostrano sempre più attenzione verso l’agricoltura sostenibile e la conduzione biologica del vigneto. Un trend in crescita iniziato nei primi anni 2000 che oggi coinvolge un numero sempre più importante di aziende viticole nel territorio.

La prima forma di tutela nel Chianti Classico fu istituita dal Granduca Cosimo III de’ Medici, che nel 1716, consapevole del valore di un territorio particolarmente vocato per la viticoltura di qualità, ne definì per la prima volta i confini, per difendere un patrimonio unico al mondo e contrastare le contraffazioni.

Da un campione di 115 aziende (circa un terzo delle aziende socie del Consorzio che imbottigliano Chianti Classico con propria etichetta) risulta infatti che il 62%  ha già la certificazione biologica o è in conversione. Le prime certificazioni risalgono alla fine degli anni 90 e negli ultimi 5 anni sono state numerose le aziende che hanno richiesto la certificazione. L’utilizzo di componenti chimiche per trattare i vigneti, dichiarano i produttori, è limitato ben al di sotto le soglie limite imposte dalla UE e in alcuni casi è del tutto eliminato, a favore di metodi alternativi.

“Vinitaly è la vetrina per eccellenza del vino italiano, dice Carlotta Gori, direttore del Consorzio Vino Chianti Classico – e il fatto che il Salone dedichi una sua sezione alle produzioni biologiche, è la riprova che esiste un forte interesse del pubblico per questa tipologia di prodotto. Ma per il Chianti Classico il rispetto e la tutela del territorio sono qualcosa di più. Il vino è frutto della fusione di due elementi quello naturale e quello umano; la viticoltura biologica e quella sostenibile non sono solo scelte produttive ma atteggiamenti verso la terra che costudiamo.”

Ma il sondaggio effettuato dal Consorzio non evidenzia unicamente questo aspetto. La sostenibilità gioca un ruolo importante: quasi il 70% delle aziende mette in atto buone pratiche di gestione del suolo come l’inerbimento e una su tre sfrutta fonti energetiche alternative come pannelli solari e impianti fotovoltaici.
Non sono rari i casi in cui l’energia viene prodotta anche utilizzando le biomasse tramite appositi impianti, e frequente pratica è il compostaggio del materiale organico di scarto, per esempio della potatura, delle fecce e delle vinacce.

Ma non è solo vigneto. Tratto distintivo del territorio del Chianti Classico è anche la sua ricchezza boschiva: meno di un ettaro su cinque è dedicato all’agricoltura, e i restanti sono coperti da boschi. La gestione delle foreste è un tema di grande attualità e insieme una tradizione antica: la pratica di mantenere il bosco “sano” (rinnovamento della vegetazione, contenimento di malattie) concorre alla conservazione della biodiversità e dell’equilibrio dell’ecosistema Chianti Classico.

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