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L’Italia ha il suo primo “Master of Wine” Gabriele Gorelli, ecco le sue prime parole

febbraio 26, 2021

di Luigi Salvo
Tanto tuono che finalmente piovve, “Habemus Italian Master of Wine”. La più autorevole ed antica organizzazione dedicata alla conoscenza, comunicazione e commercio del vino, The Institute of Masters of Wine, dopo quasi 70 anni promuove e accoglie il primo rappresentante italiano della sua storia, Gabriele Gorelli, classe 1984, nato e cresciuto a Montalcino, terra del Brunello, cui è legato da profonde, negli anni ha costruito, con tantissimo studio un enorme bagaglio di conoscenze che spaziano dalla viticoltura alla comunicazione e all’economia, facendone uno stimato brand builder di aziende enoiche, importatori e grandi ristoranti, un vero punto di riferimento nella comunicazione del vino italiano all’estero.

The Institute of Masters of Wine rappresenta l’ambizione più alta per i professionisti del vino di tutto il mondo, i Masters of Wine nel mondo, così, diventano 418, una élite che intreccia rapporti e competenze ai livelli più alti, e finalmente l’Italia è rappresentata. “Il ruolo dei Masters of Wine, storicamente, non è certo quello di piegare la produzione del vino al gusto imperante. Al contrario, è quello di rendere accessibile e comprensibile a tutti le eccellenze, valorizzandole e creando valore aggiunto lungo tutta la filiera”, commenta Gabriele Gorelli.

 “È fondamentale che un Paese complesso come l’Italia, da un punto di vista ampelografico, storico, stilistico, possa contare su un ambasciatore che lo rappresenti in ambito internazionale. Ancora oggi, nonostante il sapere enciclopedico degli anglosassoni, resistono convinzioni e pregiudizi sedimentati nei decenni, che restituiscono un’immagine distorta di quello che è il patrimonio enologico italiano.
Perciò è fondamentale che ci sia qualcuno pronto a mettersi a disposizione dell’intera filiera, con la credibilità, l’autorità, ma anche il tono di voce ed il linguaggio adeguati, per rappresentare e raccontare l’Italia ed i suoi vini nel complesso universo del trade internazionale”,

Il grande studio di Gabriele Gorelli si è concluso con una tesi sperimentale su un argomento tecnico sempre più attuale, ossia la lotta ai precipitati di quercetina nel vino imbottigliato:“Quercetin precipitation in Brunello di Montalcino. What are the organic fining methods to prevent this phenomenon occurring in bottle?”.
Alle spalle, un percorso impegnativo, iniziato nel 2014, quando Firenze accolse il quadriennale Symposium del The Institute of Masters of Wine. Un’apertura all’Italia che spinse tanti professionisti del vino a tentare la scalata, partendo, nel 2015, con lo “Stage One”, primo
grande scoglio. Superato al termine del tradizionale seminario, ospitato in quell’occasione a Rust, in Austria: 12 vini alla cieca e due essay, che hanno spalancato a Gabriele le porte dello “Stage Two”.

Il 2016 e il 2017 sono stati gli anni della formazione e dell’internazionalizzazione, alla scoperta delle principali regioni vitivinicole mondiali. Un biennio scandito dai viaggi, dalle relazioni professionali e personali, dallo studio dei grandi temi della viticoltura e dell’enologia mondiale: in sostanza, le fondamenta su cui costruire la credibilità di un Master of Wine.

Nel 2018, così, Gabriele diventa il primo italiano a superare la parte pratica dello “Stage Two”, il secondo step dell’esame finale, in cui il candidato analizza e racconta 36 vini, degustandoli alla
cieca, in tre batterie da 12 durante tre giorni, in cui ha un ruolo apicale la comunicazione “Un Master of Wine – aggiunge – non deve ‘indovinare’ i vini, ma dimostrare di averli compresi. Può sbagliare a riconoscere la varietà e la provenienza, entro certi limiti, ma è richiesta una grande sensibilità nel valutare lo stile produttivo e, soprattutto, la qualità. Ogni batteria di vini è un saggio che il candidato è chiamato a scrivere riguardo a provenienza, varietà, metodo di produzione, posizionamento nella piramide qualitativa e collocamento commerciale. La descrizione del vino segue una logica che porta a dare delle conclusioni, è un piccolo essay in cui si devono usare capacità analitica ed efficacia comunicativa.
L’obiettivo è dimostrare che si ha un bagaglio di conoscenze abbastanza importante da poter rispondere ai quesiti posti, mettendo in fila i propri argomenti e producendo un saggio bilanciato nelle opinioni, realistico e ben motivato.

Un modo di auguri a Gabriele Gorelli!!!!

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