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Liberalizzazione del diritti d’impianto dei vigneti, no grazie!

maggio 2, 2012

di Vincenzo Bonomo
E’ un tema certamente scottante la liberalizzazione dei diritti d’impianto dei vigneti. Proprio la settimana scorsa si è tenuto a Bruxelles l’incontro del “Gruppo di alto livello sul vino”, costituito da esperti, rappresentanti dei governi e delle organizzazioni per affrontare la possibilità di liberalizzare i diritti d’impianto. Che cosa è un diritto d’impianto? Partiamo dall’inizio per comprendere il problema. Il diritto d’impianto nasce nel 1978 a causa di squilibri produttivi che provocarono grandi eccedenze di vino sul mercato, è stato introdotto quindi, per riequilibrare la bilancia tra domanda e offerta. E’ un’autorizzazione alla realizzazione di una vigna, quindi ogni vigneto porta con se un diritto di nuovo impianto in base alla sua estensione.

Nel 2007 il Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea ha deciso l’abolizione dei diritti d’impianto con la riforma della Politica Agricola Comune che dovrebbe essere operativa da Gennaio 2016. Questa liberalizzazione dei vigneti ha incontrato la dura opposizione dei principali produttori vitivinicoli dell’Unione Europea: Italia, Francia, Germania, Spagna, Grecia, Portogallo, Ungheria, Austria. Il confronto è ancora aperto, e tutto sarà deciso dal “Gruppo di alto livello sul vino”, una commissione specifica che ha il compito di consegnare al Commissario europeo Dacian Ciolos entro la fine dell’anno le linee guida riguardanti le modifiche dell’organizzazione del mercato vinicolo in Europa.

Se si procederà sulla strada della liberalizzazione, il patrimonio vitivinicolo rischia di essere seriamente compromesso. Se la liberalizzazione verrà approvata, a partire dal 2015 i vigneti potranno essere impiantati ovunque, distorcendo le aree viticole e favorendo la crescita della viticoltura industriale. La viticoltura di qualità non verrà più premiata, perché prodotta con costi onerosi che il mercato non sarà più in grado di riconoscere. Con la liberalizzazione inoltre la produzione di vino sarà incontrollabile con il conseguente crollo dei prezzi di vendita.

Il mantenimento dei diritti contribuirebbe a mantenere in equilibrio il vigneto Ue, sfavorendo la delocalizzazione verso le aree del nord e dell’est Europa. Il sistema delle denominazioni, il territorio storicamente vocato, il patrimonio ampelografico e il loro sistema di gestione sono un valore aggiunto ai nostri vini che vanno assolutamente difesi. Intanto il fronte anti-liberalizzazione dei diritti d’impianto si è ampliato e comprende 15 Paesi e il Ministro per le Politiche Agricole Mario Catania sta lavorando per difendere la viticoltura di qualità e rafforzare lo schieramento dei Paesi contrari.
A Bruxelles si ritiene che la liberalizzazione degli impianti renda il sistema vitivinicolo più competitivo a livello internazionale. Francamente speriamo che il gruppo specialistico capisca che le conseguenze andranno in direzione opposta: aumento delle superfici, ingovernabilità dell’offerta a denominazione d’origine, sovrapproduzione, delocalizzazione, perdita dei valori patrimoniali dei vigneti.

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3 commenti leave one →
  1. giovanni tignola permalink
    ottobre 13, 2012 12:56 pm

    Allora io ho 4000 metri di terra a Villadose RO e non posso coltivarci un vigneto ?

    • ottobre 15, 2012 3:15 pm

      Salve Sig. Giovanni,
      se non è proprietario di un diritto di impianto detto anche catastino, non può impiantare la vigna. Il diritto di impianto lo pùò acquistare da un altro produttore che ha tale diritto e lo deve vendere.

  2. Marilyn permalink
    agosto 31, 2013 8:48 am

    Il vino di qualità deve essere protetto. Il consumatore deve essere informato su ciò che acquista. Fra le varie diciture io imporrei di scrivere sull’etichetta il metodo di raccolta se manuale o meccanicamente…che dice tanto .

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