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Produttori in orizzontale e produttori in verticale

marzo 26, 2013

produttori in verticaledi Marilena Barbera (*)
Ci sono produttori che lavorano in orizzontale e produttori che lavorano in verticale.

I produttori in orizzontale, quelli che appena un territorio o una varietà di uve hanno successo subito si buttano ad inseguire il mercato, cercando di conquistarsi lì lo share che perdono altrove, o di massimizzare le proprie economie di scala. Di solito sono quelli con un forte brand, che collezionano aziende come collezionano cravatte, che applicano la propria personale formula di successo come se fosse una teoria matematica, o una legge di microeconomia. E’ successo e succede ancora con il Prosecco, sta succedendo sull’Etna, e la cosa mi fa parecchio arrabbiare.

L’Etna che è la Borgogna d’Italia, pompata dai media ed acclamata dai consumatori.
Produttori che magari nemmeno mai ci sono stati sull’Etna, ma siccome la zona “tira” l’investimento lo fanno lo stesso. Alcuni lo fanno senza avere le vigne: comprano uve, si fanno imbottigliare il vino qua e là. Se guardate la retro etichetta di una bottiglia di Etna Rosso, scommetto che una volta su due trovate scritto “imbottigliato da … per conto di …” con qualche astruso codice ICRF di contorno.
Altri (e, badate, sono i migliori) lo fanno piantando le vigne e magari attrezzando una piccola o grande cantina. Sono quelli che i soldi ce li hanno, o quelli a cui le banche li danno, quindi investono. Il che non significa che sarà solo oro a luccicare: le vigne, per dare un vino dignitoso, dovranno crescere almeno per i prossimi dieci anni, e chi investe solo per ragioni di business il tempo di aspettare dieci anni non ce l’ha. Ma scommetto che recensioni e premi arriveranno lo stesso, e presto anche.

Poi ci sono i produttori in verticale: quelli che cercano di capire il proprio terroir in profondità.
Per capire una vigna, un terreno, una esposizione a volte non basta una vita. La vigna la devi sentire, devi avere la pazienza di ascoltarla, anno dopo anno. Devi cercare di capire che vino vuole fare: la vigna, non tu. Tu sei solo l’interprete: raccogli le parole della vigna e, attraverso il vino, le traduci in un linguaggio che anche altri possano capire.

Non è facile essere un produttore in verticale. Perché, come un interprete, non devi nulla aggiungere a quello che traduci, non devi far prevalere il tuo pensiero, ma rendere con la massima semplicità il pensiero di qualcun altro. E assumertene tutte le responsabilità.


(*)
Mi chiamo Marilena Barbera, e sono una vignaiola. Insieme a mia madre Nina produco i vini di Cantine Barbera, la nostra azienda agricola di Menfi, in Sicilia. Crediamo in una viticoltura sostenibile e produciamo vino in modo rispettoso del territorio in cui viviamo. Sole, fiume, mare e vento sono gli ingredienti di questo splendido angolo di mondo, dove ogni vitigno, autoctono e internazionale, trova condizioni climatiche e ambientali straordinarie, che rendono i nostri vini profondamente mediterranei. 

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11 commenti leave one →
  1. nadia betti permalink
    marzo 26, 2013 6:30 pm

    Complimenti per le considerazioni, lasciano da pensare sulla viticoltura sicula.

  2. francesco di stefano permalink
    marzo 26, 2013 7:41 pm

    La corsa sull’Etna è indisponente per chi questo territorio lo conosce a menadito

  3. marzo 27, 2013 7:56 am

    Chapeau Marilena, vorrei averle scritte io……. le Tue parole
    Un abbraccio
    Roberto Gatti

    • aprile 20, 2013 7:31 am

      Grazie Roberto. Ancora di più perché conosco la tua passione e competenza in questo bellissimo e complesso mondo del vino.

      • aprile 21, 2013 3:53 am

        Sono io che ringrazio Te per quanto hai scritto, ed hai fatto un po di luce in questo mondo affascinante, ma complicato, che è la vitivinicoltura. A confermare le Tue parole sull’ Etna, ma anche ad ogni zona d’ Italia, ho scritto questo :
        Etna, la nuova Eldorado del vino italiano ? link : http://www.winetaste.it/ita/anteprima.php?id=8064
        Spero di incontrarti presto

  4. Andrea Lanza permalink
    marzo 27, 2013 10:16 am

    Verità, verità, solo verità!!

  5. simona faldini permalink
    marzo 27, 2013 12:20 pm

    Una su frase mi ha colpito
    “La vigna devi avere la pazienza di ascoltarla,devi cercare di capire che vino vuole fare ”

    E mi chiedo quanti produttori perseguono questa filosofia???

  6. marzo 27, 2013 1:55 pm

    Ti faccio i miei complimenti Marilena!
    I produttori in verticale devono saper sfruttare a pieno il terroir e l’operato dell’uomo fa la differenza. Purtroppo la qualità del vino rimane spesso legata al fattore umano e la magia del terroir in un vino fa la differenza.
    In Sicilia tra le tante cose, manca una politica agricola che valorizzi le tipicità, le tradizioni che sono tra i tanti valori intrinseci della nostra terra.
    Dobbiamo raccogliere questa straordinaria opportunità di distinguerci con dei prodotti unici, singolari e fortemente caratterizzati.

    • aprile 20, 2013 7:37 am

      Grazie Vincenzo. Sono d’accordo fino ad un certo punto con te, quando dici che “la qualità del vino rimane spesso legata al fattore umano”.

      Bisogna prima definire cosa si intende per “qualità”.
      Perché, se è vero che un bravo enologo può fare un buon vino dappertutto semplicemente basandosi sulle analisi chimiche e fisiche dell’uva e del vino in lavorazione, anche senza mai aver messo piede in quella vigna, è altrettanto vero che soltanto dopo molti anni di profonda riflessione e conoscenza di quel terroir [forse] se è abbastanza bravo e abbastanza sensibile potrà fare un vino che lo rappresenti appieno.

      Questo, e solo questo, è per me un vino di qualità. Un grande vino.

  7. Giulio Rossini permalink
    marzo 27, 2013 2:07 pm

    Questi fenomeni sono sempre esistiti e sempe esisteranno. tanti ad esempio negli anni scorsi i produttori che pur esssendo lontani da Montalcino hanno acquistato terreni e prodotto Brunello insignificante. E’ nella logica delle cose!!!!!!!!!!!!

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