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Verticale di Paleo Rosso Le Macchiole e sette domande a Cinzia Merli

aprile 1, 2013

cinzia merli giornalevinocibodi Rocco Lettieri
All’EnoClub Enoteca in via Friuli, 15 a Milano si è tenuta una degustazione del vino simbolo dell’azienda Le Macchiole, che con la vendemmia 2009 ha compiuto 20 anni, il Paleo. Un’eccezionale verticale di 3 annate: 2000, 2004 e 2009 tenutasi alla presenza della titolare Cinzia Merli Campolmi. Nello stesso locale era possibile visitare l’esposizione dei 20 scatti in cui è stato immortalato il Paleo Rosso stretto tra le mani di 20 amici de Le Macchiole ripresi nelle situazioni più originali, trasformando piccoli gesti della quotidianità del luogo in cui nasce, in opere d’arte.

Un’azienda, Le Macchiole,  che è una specie di famiglia allargata, raccontata dalle foto che troneggiavano sui muri o appese ovunque con i ritratti degli “amici”di sempre: produttori, enologi, enotecari e ristoratori, che si sono divertiti a farsi cogliere dall’obiettivo di Maurizio Gijvovich con una bottiglia di Paleo. La mostra fotografica che raccontava il Paleo Rosso e la cittadina di Bolgheri in cui nasce, farà il giro del mondo e dopo la Svizzera e Milano approderà in Belgio, Svezia, Inghilterra, Hong Kong e Singapore e poi ancora negli Stati Uniti e in Giappone

Tra i luoghi in cui far ospitare la mostra in Italia, Cinzia Merli ha scelto l’EnoClub Enoteca di Milano per l’alto livello di professionalità con cui la famiglia Malfassi conduce questo locale sin dal lontano 1982. Da 30 anni qui si propongono anche corsi di educazione e introduzione alla degustazione, alla scoperta di vitigni autoctoni ed internazionali.

La serata è stata commentata da Cinzia Merli che ha spiegato ai presenti come cominciò l’avventura di Eugenio Campolmi (poi divenuto suo marito) e de “Le Macchiole” una delle prime aziende nate a Bolgheri, nella Costa degli Etruschi, a circa 100 chilometri a sud di Firenze e a soli 5 chilometri dal mare. Borgo medievale amato dal Carducci che, in “davanti San Guido”, ne canta il viale di cipressi “in duplice filar”, Bolgheri, è oggi uno dei più famosi territori vitivinicoli italiani. Assai diversa era la situazione nel 1983, anno di fondazione de Le Macchiole. Basti pensare che l’area, oggi patria dei Super Tuscan, all’epoca era nota quasi esclusivamente per il mare e la produzione di pesche.

vigneti le macchiole giornalevinocibo

Da allora molto è cambiato e oggi il vino ne è certamente il prodotto protagonista. Se questo è avvenuto, è anche grazie all’azienda Le Macchiole e ad altre sei aziende. La scelta di Eugenio di puntare tutto sui monovitigni è stata certamente coraggiosa, ma è anche quella che ha consentito di esprimere le potenzialità del terroir bolgherese con uno stile diverso. La decisione è maturata nel tempo ed è stata frutto di molte sperimentazioni condotte insieme a Luca D’Attoma, storico consulente dell’azienda arrivato nel 1991 e ancora oggi punto di riferimento. Le Macchiole esalta le caratteristiche del territorio producendo vini originali, frutto di continui miglioramenti in vigna e in cantina.

Oggi i vigneti dell’azienda hanno densità che raggiungono anche i 10.000 ceppi per ettari e la viticoltura è condotta seguendo i principi della coltivazione biologica. L’attenzione per i particolari si traduce nella cura di ogni dettaglio. Alla raccolta manuale in vendemmia segue la doppia selezione dei grappoli e dei singoli acini eseguita al tavolo di cernita. Le varietà simbolo sono Syrah, Merlot e, soprattutto, il Cabernet Franc. L’azienda, oggi, si estende su 22 ettari ma, grazie alle capacità imprenditoriali di Cinzia, vera donna del vino, è oggi una realtà strutturata, dove ogni persona ha un suo ruolo e lavora per raggiungere un obiettivo comune. Oltre che contare su uno staff affiatato, Le Macchiole si avvale di consulenti che le permettono di raggiungere risultati sempre più importanti, siano questi in cantina, nel vigneto o sul mercato.

A dimostrazione che, quando le idee sono chiare, non esistono limiti insormontabili. Nei vigneti c’è Massimo Merli, il fratello di Cinzia, agronomo per passione. In cantina c’è Luca Rettondini, enologo dell’azienda, il cui lavoro è basato sul costante dialogo con Luca D’Attoma, consulente della cantina. La direzione commerciale è affidata a Gianluca Putzolu e a Veronica Veltro. L’amministrazione a Piero Mastellone, la segreteria a Martina Carrai. Con questa ricetta l’azienda è divenuta un marchio noto, simbolo dell’Italia, nei cinque continenti. Oggi Le Macchiole esporta in oltre 60 paesi e il mercato più importante, l’Italia, assorbe “solo” il 25% della produzione. Un impegno notevole se si pensa che complessivamente la cantina produce circa 150.000 bottiglie, ma necessario per soddisfare le richieste di tutti gli appassionati. Primo paese per l’export è il Giappone, seguito dagli Stati Uniti e dalla Svizzera.

L’azienda presenta cinque vini: Paleo Bianco, Bolgheri Rosso, Paleo Rosso (Cabernet Franc), Scrio (Syrah) e Messorio (Merlot). Ognuno è dotato di una personalità diversa, ognuno espressione di una vocazione del territorio, ognuno frutto del rispetto del vigneto e di chi ci lavora. Con i riconoscimenti ottenuti negli ultimi anni Le Macchiole è entrata, a tutti gli effetti, tra “i grandi” del vino italiano. Questo risultato non distrae dall’obiettivo, che continua a essere quello di sempre: mantenere le aspettative, migliorarsi giorno dopo giorno e offrire ad ogni appassionato che sceglie Le Macchiole, un’emozione particolare.

Il Paleo Rosso
L’idea nasce nel 1989 e inizialmente è un blend di Cabernet Sauvignon e Sangiovese. Nel 1993 si decide di introdurre il Cabernet Franc, “Spesso è visto come il fratello sfortunato del Cabernet Sauvignon. Più verde, ruvido, indomabile, una sfida difficile quindi. A Bolgheri il Cabernet Franc è un’altra cosa. I tannini sono più morbidi, è estremamente fruttato e sorprendentemente fresco. Tutti questi caratteri ci consentono di gestire al meglio ogni vendemmia”, afferma Cinzia Merli. Nel 2000 l’episodio determinante quando, un’estate caratterizzata da un caldo eccezionale, obbliga l’azienda ad utilizzare una maggiore percentuale di Cabernet Franc nel taglio finale per dare al vino freschezza e acidità. Si comprende così che è giunto il momento di fare un grande passo: trasformare il Paleo Rosso in Cabernet Franc in purezza.

La scelta coraggiosa è quindi quella di aver cambiato completamente la struttura del vino mantenendone il nome e lo stile caratteristico dell’azienda. Negli anni si è lavorato molto su questo vino, che oggi rispecchia il suo ideale: un vino elegante, pulito, con un ingresso preciso, di carattere forte. Paleo rappresenta uno stile di bere, non omologato, che accomuna chi ama i vini ricchi di personalità.  E’ un vino che, nonostante la sua diversità, è riuscito a mantenere un legame forte con la sua origine, con il territorio facendosi strada anche nel cuore dei più diffidenti. Oggi Paleo Rosso è sinonimo di Cabernet Franc per tutti gli appassionati di vino, in tutto il mondo, tanto che ha dato vita a un vero e proprio club “Amici del Paleo”.

le macchiole giornalevinocibo

La degustazione
Si è iniziato con il Paleo Bianco 2011 IGT, da uve Sauvignon 70% e Chardonnay 30%; 13,50° gr; 6000 bottiglie circa; vinificazione in barriques e tonneaux 50% nuove e il resto di secondo passaggio per 6 mesi; all’aspetto si presenta giallo paglierino con riflessi dorati, lucido e brillante; al naso è fresco, aromatico, agrumato di pompelmo e cedro con frutta gialla matura (pesca e susina) e finale di vaniglia e anice stellato; in bocca ha attacco fresco, acidulo, sapido, di bella struttura minerale. ♣♣♣♣

 A seguire, il “vino d’ingresso” aziendale: Bolgheri Rosso DOC 2011 (Merlot 50%, Cabernet Franc 30%, Syrah 20%); 14° gradi; 100.000 bottiglie; vinificazione in acciaio e quindi botti usate per 2/3 volte per 6 mesi; colore rosso rubino violaceo carico; vino preciso, pulito, fruttato di ciliegia e amarena, ribes e mora; in bocca è piacevolmente caldo, sapido, fresco di bella acidità e tannini presenti sulla prima bocca ma non ruvidi; finale presente ma senza molte pretese. Un vino da “sbicchierare” anche su piatti importanti tipo il cacciucco o paste salsate. ♣♣♣

 Paleo Rosso 2000
Il 2000 è l’ultima annata di Paleo Rosso che vede insieme nell’uvaggio il Cabernet Sauvignon (70%) e il Cabernet Franc (30%).  La vendemmia si effettua nei primi 20 giorni di Settembre; dopo la fermentazione di 20 giorni il vino matura per 18 mesi in barriques al 92% nuove.
Ha colore rosso rubino con leggeri riflessi granati; al naso si avverte da subito un sentore di mela cotogna cotta, sentori di prugna di California e finale cacaoso; in bocca ha presenza vegetale e tannini ancora ruvidi; buona l’acidità che ne prolunga il retrogola con gusti cioccolatosi. ♣♣♣

 Paleo Rosso 2004
100% Cabernet Franc; vendemmia nella terza settimana di Settembre; 16 mesi in barrique nuove (90%) da 225, il resto in barrique da 112 litri.
Il colore è rosso rubino intenso, carico; al naso ha bella profondità di piccoli frutti rossi (ribes, mirtillo, mora, gelso nero) e sentori di tamarindo con finale balsamico di resina; in bocca si presenta caldo, avvolgente, con tannini lineari, con ottima sapidità e finale di grande piacevolezza, quasi di cioccolato mentolato. Un vino che ha potenza ed eleganza.  ♣♣♣♣♣

Paleo Rosso 2009
100% Cabernet Franc; la fermentazione avviene in cemento e acciaio, poi passa in barriques nuove al 90% per 14 mesi.
Ha colore rosso rubino scuro, violaceo cupo. Al naso è supponente di frutta fresca senza sentori erbacei (amarena, ciliegia, prugna); finale di forte intensità speziata dolce con china calissaja e pepe nero; la bocca è da subito calda, i tannini sono potenti ed eleganti; buona l’acidità ma ancora scomposta; il finale è ben presente sulle note di grafite e con buona mineralità. Ha bisogno di bottiglia e sarà un grande vino futuribile, da mettersi in cantina.  ♣♣♣♣

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Sette domande a Cinzia Merli:

Le Macchiole è una delle prime aziende ad aver creduto nel territorio e nelle sue potenzialità. Qual è il tuo ricordo di Bolgheri allora? Come è cambiata da quando hai iniziato?
Mi ricordo ancora oggi la prima volta che ho visitato la proprietà. Una meravigliosa distesa di grano e olivi. I vigneti esistenti erano pochi, in termini di ettari, così come le aziende vitivinicole. Ricordo un gruppo di amici appassionati di vino e desiderosi di scoprire e far scoprire un territorio. Oggi si cammina sulla Via Bolgherese, la strada principale del comune di Castagneto, e si vedono ettari ed ettari di vigneti. Le aziende sono molte di più e purtroppo si è perso un po’ lo spirito di squadra a causa dei ritmi frenetici di ognuno di noi  ma ciò che ci lega ancora è l’amore per il territorio e il desiderio di raccontarlo ognuno secondo il proprio stile.

Paleo è il vino simbolo Le Macchiole. E’ un prodotto che ha accompagnato la storia aziendale, divenendo protagonista di grandi cambiamenti. Cosa secondo te lo rende così speciale?
Credo, con un pizzico di superbia (consentitemelo), che Paleo sia un vino complesso, ricco di sfumature ma immediatamente comprensibile. Un vino che sa emozionarti ma che al tempo stesso riesce ad avere una grande bevibilità.

 Siete stati i primi a credere al Cabernet Franc nell’area e la dimostrazione è la scelta di rendere Paleo Rosso un monovarietale di questo vitigno. Come si esprime il Cabernet Franc a Bolgheri?
Il Cabernet Franc a Bolgheri è veramente eccezionale! Si adatta perfettamente al territorio reagendo in maniera egregia alla stagionalità. Riesce a tirar fuori il meglio di sé e a far dimenticare tutti i limiti e difetti che spesso vengono attribuiti a questa varietà: non ci sono note troppo vegetali o tannini aggressivi, piuttosto note di frutta matura e tannini vellutati ed estremamente eleganti.

Perché avete scelto di produrre solo vini monovarietali?
In questa parte della Toscana sono i vitigni internazionali ad esprimersi al meglio e lo stile di Bolgheri è rappresentato da blend di essi. Con questi presupposti la nostra idea è stata quella di voler raccontare questo territorio con uno stile diverso, senza compromessi. Una sorta di fotografia vendemmia dopo vendemmia per cercare di comprendere il risultato per ogni vitigno nei nostri vigneti secondo il nostro stile.

Qual è il tuo vino ideale?
Il mio vino ideale è quello che riesce a raccontarmi attraverso la degustazione le sfumature di un territorio e il carattere di chi lo produce.

I tuoi due figli, Elia e Mattia, si stanno avvicinando ora all’azienda. Vedi il loro futuro accanto a te in cantina?
In realtà si può parlare solo di avvicinamento perché solo adesso ne percepiscono il valore ma al tempo stesso l’impegno. Entrambi amano il buon vino, sono esigenti e estremamente critici. Non so se il loro futuro sarà a Le Macchiole. Ci vuole amore per spendere una vita per un progetto come questo. E vorrei che si sentissero liberi di scegliere la loro strada come ho fatto io e il loro padre prima di me. Le Macchiole saranno sempre parte di loro sia che ne rappresentino il futuro oppure no.

 Il sogno nel cassetto?
Sto provando a scriverlo. Ogni giorno…

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One Comment leave one →
  1. furio formica permalink
    aprile 3, 2013 11:44 am

    Il Paleo di Le macchiole è proprio un gran vino.

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