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Dati e riflessioni su Vinitaly 2013

aprile 18, 2013

vinitaly 2013 homedi Vincenzo Bonomo
I vignaioli italiani nel 2012 sono stati i primi nel mondo per produzione di vino con 40,8 milioni d’ettolitri, ma anche al top sui mercati esteri. L’industria enologica italiana con una produzione di oltre un milione d’etichette conta quasi 390 mila aziende, che rappresentano il 23.5% della filiera agricola, conta 700 mila addetti e un indotto di 1,2 milioni.

Scende a 40 litri il consumo di vino pro capite in Italia, ma nel mondo si prevedono consumi in crescita nei prossimi anni: in testa Cina, Russia e Brasile. Insieme al consumo pro capite scende anche la superficie vitata, infatti, lo scorso anno sono stati spiantati circa sette mila ettari di vigna. È vero si produce meno vino, ma si beve meglio. Il segno positivo resta solidamente ancorato alle esportazioni, che premiano sempre più la qualità a discapito delle quantità.

Il 47° Vinitaly, la manifestazione fieristica più importante al mondo per il vino italiano, vetrina per consumatori e buyer, con 4200 espositori provenienti da venti Paesi, è stato confermato come piazza privilegiata per il business.

I mercati esteri sono sempre più affascinati dal vino italiano, ma i gusti dei diversi Paesi sono molti differenti.

Il vino italiano conquista sempre più il mercato estero, ma i gusti dei diversi Paesi sono molto differenti. I cinesi, per esempio, adorano le griffe, e anche nel vino ricercano l’idea di status symbol e lusso: insomma, Brunello di Montalcino e Barolo come Valentino e Prada. I brasiliani, invece, amano sperimentare nuove etichette mentre i russi sono disposti a spendere, per il vino, grosse cifre.

In Cina il consumatore, che fa parte solo di una piccola nicchia di ricchi, nella grande maggioranza dei casi ricerca uno status symbol d’appartenenza allo stile di vita occidentale, inoltre è completamente estraneo, dal punto di vista storico e culturale, al consumo di vino.

Diverso il caso della Russia: il consumatore di vini italiani appartiene ad un target medio-alto e cosmopolita, residente in prevalenza nelle grandi città come Mosca e San Pietroburgo, e abituato a viaggiare, spesso in Italia. Anche per i russi le nostre etichette rappresentano uno status symbol, legato al life style italiano.

I Brasile, l’interesse per il vino italiano sta crescendo lentamente. D’altronde il Brasile essendo anche produttore, sta promuovendo delle azioni per incrementare il consumo responsabile di vino. Chi beve il vino in Brasile fa parte della nicchia dei più abbienti, ma anche la nuova classe media.

Nei mercati esteri, sono i grandi vini a fare da apripista per il made in Italy, ma è chiaro che servono parallelamente sforzi per ridare al settore agroalimentare l’importanza che merita.

Le aziende dovranno sempre di più guardare oltre i confini europei per aprire nuovi mercati e incoraggiare il vino made in Italy.

Ma bisogna anche sconfiggere la contraffazione che danneggia il cuore delle imprese, la salute dei consumatori e il sistema imprenditoriale.

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