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Le famiglie dell’Amarone contrarie all’omologazione per tutte le zone produttive del grande vino della Valpolicella

maggio 15, 2013

famiglie amarone logodi Luigi Salvo
Le Famiglie dell’Amarone: Allegrini, Begali, Brigaldara, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Venturini e Zenato prendono una netta posizione a riguardo delle modifiche al disciplinare di produzione dell’Amarone approvate dall’assemblea del Consorzio del 10 Maggio. Sono convinti,secondo me a ragion veduta, che le modifiche infergono un duro colpo alla coltivazione in collina, terroir produttivo d’eccellenza, oltre che di origine, dell’Amarone.

“Ribadiamo con forza la richiesta, che doveva essere al centro del  tavolo di concertazione tra le Famiglie dell’Amarone e Consorzio, e rimaste inascoltata e disattesa provocando così il nostro ritiro, e cioè che la salvaguardia della qualità dell’Amarone passa necessariamente dalla diversificazione tra collina e pianura, con preminenza della prima sulla seconda”. “Prendiamo atto, dichiara Stefano Cesari (Brigaldara), vicepresidente delle Famiglie dell’Amarone, che la legittimazione produttiva della pianura, frutto della modifica del comma 2 dell’articolo 4 votata dall’assemblea dei soci del Consorzio il 10 maggio scorso, decreterà l’omologazione tra tutte le aree produttive della denominazione e che, da quella data, la collina non esiste più. Questo è ciò che più ci rammarica: il mancato riconoscimento della ‘superiorità’ della collina, da cui ha avuto origine anche il benessere diffuso per tutto il territorio”.

Un’inversione di rotta nella visione della denominazione, quella attuata dalla modifica del Consorzio che, solo nel 2008,  riconosceva la diversità di zonazione attribuendo alla collina il 53%, il 23% alla fascia pedecollinare e il 24%  alla zona di fondovalle (http://www.consorziovalpolicella.it/uploads/files/UploadedFile/anteprima_2004Pedron.pdf)

Per Marilisa Allegrini, presidente dell’associazione: “Le Famiglie dell’Amarone non possono abbassare la guardia su un tema così importante  e sul quale abbiamo cercato il confronto anche con il tavolo di concertazione. Leggiamo che il Consorzio dichiara che la modifica al comma 2 dell’articolo 4 si è resa necessaria per correggere un vizio di forma del disciplinare e per dare una maggior coerenza fra lo stesso e la fotografia reale dei vigneti da sempre esistenti in Valpolicella.

Quindi viene implicitamente ammesso il condono tombale che noi avevamo sollevato il 6 maggio. Inoltre apprendiamo che prossimamente il Consorzio convocherà un tavolo interprofessionale, segno che forse qualche problema all’interno della denominazione c’è. Infatti la modifica del disciplinare è stata presa all’unanimità dal CdA del Consorzio e non dall’unanimità dell’Assemblea del 10 maggio che ha registrato il voto contrario non solo delle Famiglie socie del Consorzio ma anche di altri produttori.
Il nostro obiettivo, 
conclude Allegrini,  non è, come è stato detto, quello di polemizzare ma ribadire con fermezza la nostra idea di ‘bene per la Valpolicella’. Il dibattito è segno di democrazia e anche di intraprendenza imprenditoriale”.

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