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Sebastiano Polinas l’enologo che dà vita a vini pluripremiati

giugno 4, 2013

sebastiano polinas homedi Luigi Salvo e Vincenzo Bonomo
Sebastiano Polinas è nato a Bonnanaro, un paesino della Sardegna in provincia di Sassari, piccolo centro che vive prevalentemente d’agricoltura e pastorizia. Sebastiano è l’enologo dell’Azienda siciliana Geraci che per il terzo anno consecutivo ha ottenuto il prestigioso pemio della Medaglia d’Oro al Concorso Mondiale di Bruxelles con il Colonna Tarucco 2012, un blend tra il vitigno autoctono siciliano Grillo e lo Chardonnay. Nel 2011, in verità, il vino è stato premiato con la Gran Medaglia d’Oro, unico vino bianco italiano ad ottenere questo stratosferico riconoscimento.

L’azienda Geraci si è fregiata quest’anno anche della Medaglia d’Argento per il Tarucco Chardonnay grazie all’attività meticolosa di Sebastiano Polinas in vigna per ottenere uve dai parametri enotecnici d’eccellenza ed in cantina per portare in bottiglia il prodotto al meglio valorizzando un territorio tanto vocato per la viticoltura di qualità.

Quest’anno Sebastiano ha presentato alla giuria internazionale del Concorso Mondiale anche un vino dell’azienda di famiglia la Di Legami ottenendo la Medaglia d’Argento con I Berlinghieri Grillo-Chardonnay 2012

sebastian polinas giornalevinocibo

Noi siamo andati ad incontrarlo.

Sebastiano tanto lavoro ed impegno ma tante riscontri internazionali per i tuoi vini, com’è scaturita la tua passione per l’enologia? Ci racconti la tua formazione?
“Mio padre che è viticoltore da sempre da piccolo mi portava nelle vigne, passavo interi pomeriggi con lui. Inizialmente non ho amato la vigna subito, d’altronde un bambino che si ritrova sempre in campagna magari avrebbe preferito stare a giocare con i propri amici, però con il passare degli anni quest’attività iniziò a piacermi.
A 7 – 8 anni ho iniziato ad aiutare mio padre in vendemmia,  poi a portare il trattore ed  a comprendere man mano il mondo della viticoltura di allora, certamente arretrata rispetto a quella odierna. Ho provato inizialmente a frequentare il liceo linguistico, per cambiare strada, cambiare aria ma, poi alla fine il destino mi ha portato sempre in campagna a ritrovarmi in mezzo alle viti e al vino e quindi mi sono iscritto all’Università di Torino al corso di viticoltura ed enologia.

Ho iniziato a lavorare in Liguria e in Piemonte presso i Fratelli Borgogno, il giorno della mia laurea avevo due contratti, uno con la Martini & Rossi e un altro con La Giustiniana di Gavi. Ho scelto la seconda azienda che era più piccola e capivo che lì si poteva crescere veramente sempre sotto la guida di Donato Lanati. Poi ho conosciuto a Torino mia moglie che è siciliana, ho perso la testa e ho iniziato a rompere le scatole a Lanati per mandarmi in Sicilia.

Intorno al 2003 al 2004 si parlava della Sicilia come una regione di élite, una regione dove si faceva vino di qualità stavano nascendo tante cantine. Lanati seguiva in Sicilia l’azienda dell’avvocato Geraci,  così ho terminato il mio rapporto il 31 luglio con La Giustiniana di Gavi e già i primi di Agosto del 2005 arrivo a Tarucco dove ho iniziato sotto la guida di Lanati la prima vendemmia dell’azienda. Nel 2007 l’avvocato Geraci decise di interrompere il rapporto con Lanati e proseguire solo con me,  in realtà a me è dispiaciuto molto non collaborare più con il mio maestro, il mio riferimento.”.

Come ti viene in mente di realizzare un vino piuttosto che un altro?
“Io faccio vini secondo una mia logica, senza considerare troppo le esigenze di mercato, faccio il vino che piace al mio palato, amo lavorare così, se reputo che in vigna c’è la potenzialità per fare un determinato prodotto lo faccio senza considerare troppo il business, è un’arma a doppio taglio spesso però vincente”.

vigneto tarucco

Preferisci lavorare con vitigni internazionali o autoctoni?
Considero i vitigni internazionali una sicurezza, lo Chardonnay è uno dei vitigni più importanti al mondo, in Sicilia solo in particolari condizioni lavora bene, mi piace da morire lavorare in alta collina con lo Chardonnay.
Si esprime bene anche il Syrah che in Sicilia si è acclimatato bene e da dei risultati eccezionali. Per la mia esperienza il Merlot non da  tantissimo, il Cabernet se vinificato bene da delle grandi soddisfazioni. Mi piace molto il Petit Verdot e sono un grande amante del Pinot Nero, in generale gli internazionali sono appunto una sicurezza, invece i vari autoctoni Insolia, Grillo, Nero d’Avola, Perricone sono vitigni che, a mio parere, mostrano ognuno un particolare difetto, è necessario conoscerlo e non farlo manifestare nel vino, spesso l’aggiunta di un internazionale serve a correggere questi piccoli difetti.
Ho fatto questa riflessione dopo anni di prove, per me l’autoctono con una piccola percentuale d’internazionale nella maggioranza dei casi completa un vino siciliano”.

La Sicilia ha molte Doc, cosa ne pensi e come si possono valorizzarle al meglio?
“La Sicilia dovrebbe rivalutare i propri vitigni. Già il Nero d’Avola è stato rivalutato e inflazionato allo stesso tempo. Io non credo nelle Doc, non credo nelle Docg e neanche nelle Igt. Io credo nell’onesta dell’uomo, nei parametri del vino che sono presenti senza sofisticazioni, senza alterazioni, senza utilizzare prodotti ruffiani. Anche perché com’è tutelato un consumatore che trova in uno scaffale una Doc a 3 euro e una a 40 euro. Quali sono i parametri di valutazione di una Doc? Io punterei ad avere solo vini varietali bianchi e rossi , spumanti, passiti,  purchè siano salubri e piacevoli e valorizzino il territorio e uscire definitivamente da tutti questi assoggettamenti che sono secondo me delle cose assurde.” .

sebastiano polinas 2 giornalevinocibo

Il tuo impegno oltre che per l’azienda Geraci è anche per l’azienda Di Legami di proprietà della famiglia di tua moglie?
Si, l’azienda Di Legami sorge in contrada Berlinghieri, nell’agro trapanese, si estende per circa 100 ettari, di cui 45 vitati, su lievi colline a 350 m. s.l.m. Nel 2007 è cominciato il mio progetto viticolo-enologico presso l’azienda, predisposta fino a quel momento per la sola produzione viticola con l’unico e solo obiettivo di produrre buona uva con rese relativamente alte per abbattere i costi aziendali.

Abbiamo cominciato a piccoli passi adibendo a cantina la casa coloniale, riadattandola alle esigenze degli impianti, puntando più che all’immagine, alla funzionalità delle operazioni tecnologiche. Il mio progetto è partito dal vigneto,  alla base di ogni progetto enologico, esordendo con l’analisi del terreno, verificando se i sesti d’impianto e portinnesto fossero adeguati alle mie idee di qualità, gestendo la chioma in modo totalmente diverso dal passato, utilizzando solo prodotti naturali vaforendo la naturale fertilità del terreno, eliminando i pesticidi e concimi chimici, fino ad allora considerati “pane quotidiano”, effettuando diradamenti dell produzione, (ricevendo critiche di ogni genere); e ancora oggi proseguo la mia battaglia per il totale consolidamento di questa azienda nel mercato che conta.

La terra di Berlinghieri, seppur ricca e vocata non è dotata di grandi escursioni termiche tra il giorno e la notte, come avviene invece a Tarucco, e dunque le difficoltà aumentano per l’enologo e solo “difendendosi” con il giusto approccio in campo ed in cantina si possono realizzare dei vini interessanti.
Da due anni, parallelamente alla cantina, si lavora per il futuro effettuando  diversi ettari di espianto di Cabernet e Merlot in favore di vitigni autoctoni come Perricone, Nero D’avola, Inzolia e Grillo, valorizzando un vitigno internazionale, al quale sono molto legato, il Syrah, il quale nell’agro di Fulgatore, esprime importanti valori  polifenolici ed aromatici

Cosa ne pensi delle grandi fiere del vino e dei concorsi internazionali come il Concours Mondial de Bruxelles?
“Queste manifestazioni sono delle vetrine importanti, un’azienda che ha molti importatori e molti agenti in tutta Italia non può non essere presente ad esempio al Vinitaly che è un grande punto d’incontro. Credo molto nei concorsi purché siano fatti bene, i vini sono degustati alla cieca senza condizionamenti dettati dalle etichette, sinceramente credo di più nel concorso che nella fiera, c’è una visibilità importante, la gente del settore legge.”.

Un tuo progetto futuro?
“Sono a favore delle pratiche ecosostenibili, mi piace seguire i vini senza solfiti, mi piacerebbe realizzare un passito importante ed uno spumante che è il mio pallino da sempre, questo è quello che cercherò di realizzare nei prossimi anni.”

Per finire, come descrivi la soddisfazione di vedere premiato anche il vino di famiglia in un grande contesto internazionale con oltre 8300 vini in degustazione?
“A casa si sono messi a piangere. Sono cose che fanno piacere.”

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7 commenti leave one →
  1. giusy permalink
    giugno 6, 2013 7:36 pm

    bello conoscere persone che si impegnano con serietà ……………….

  2. sara lacci permalink
    giugno 7, 2013 10:39 pm

    Bella storia!! Complimenti

  3. lorenzo.c permalink
    giugno 8, 2013 7:23 am

    Sono perfettamente d’accordo con l’enologo, alcuni vitigni autoctoni hanno bisogno dell’internazionale i più seri lo dichiarano altri li “consano” senza dirlo!!!!

  4. angelomentani permalink
    giugno 8, 2013 10:47 am

    La scuola di Lanati…lascia il segno

  5. enoflash permalink
    giugno 8, 2013 12:42 pm

    Bellissimo articolo, la Sicilia ha bisogno di enologi con le idee chiare

  6. Consuelo Bonaffini permalink
    settembre 26, 2013 5:32 pm

    Congratulazioni! Non ho mai avuto dubbi sul Tuo naso e sul Tuo palato. Hai dimostrato dal primo istante di essere grande. Non sono affatto stupita….è la conferma di ciò che pensavo.
    Aspetto di leggere le prossime pubblicazioni.

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