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Serragghia 2013, lo zibibbo secco pantesco non per tutti

aprile 8, 2015

serragghia 2013 homedi Massimiliano Montes
Gabrio Bini è una persona che non scende a compromessi. E neanche il suo vino. Le conversazioni telefoniche con Gabrio non hanno mai durata inferiore ai 20-30 minuti, nonostante entrambi facciamo superficiali affermazioni di fretta: “Ciao caro, possiamo stare solo pochi minuti, magari per il resto ci sentiamo domani”. E’ inutile dire che è un piacere immenso conversare di vino con una persona intelligente e vivace come Gabrio, e parlare del suo Serragghia e delle sue scelte di vita è un esperienza costruttiva.

gabrio bini

Gabrio Bini settantacinque anni, architetto, nel 2005, innamorato di pantelleria, decide che deve coltivare qualcosa in quel territorio. Capperi, pomodoro, e, ovviamente uva.

Il moscato d’Alessandria a bacca gialla, o Zibibbo, è una scelta quasi obbligata. Quattro ettari e mezzo di vigna per sole 6.000 bottiglie di Serragghia bianco. Serragghia è il nome della contrada di Pantelleria dove crescono le vigne di Gabrio Bini, che oltre al bianco fa piccole quantità di rosato da Catarratto e Perricone.

Il vigneto è ad alberello pantesco tradizionale, di circa 55 anni di età, con una densità media di 2.500 ceppi per ettaro. L’uva, per l’annata 2013 che abbiamo assaggiato, è stata vendemmiata manualmente tra fine agosto e i primi giorni di settembre. Gabrio e il suo agronomo di fiducia Battista Belvisi non praticano nessun trattamento in vigna. La fermentazione è spontanea ed il vino nuovo è affinato in anfore spagnole da 250 litri con macerazione sulle bucce per 7 mesi.

Dopo la svinatura rimane per breve tempo  in acciaio e quindi viene imbottigliato. Il contenuto di solforosa totale all’imbottigliamento è di soli 7 mg/l. Vino senza compromessi dicevamo. Dietro a queste bottiglie c’è un’idea ben precisa di vinificazione, che passa dalla totale assenza di trattamenti sistemici in vigna e di additivi chimici in cantina, fino a un’idea ancestrale di vinificazione in anfora.

serragghia 2013

Serragghia 2013, calice. Il risultato è un vino vero, che non nasce per piacere ad ogni costo. Visivamente ha una lieve opalescenza che ne tradisce la mancata filtrazione. Il naso è un’esplosione di aromi terpenici del Moscato, con intensi profumi di uva fresca e uva passa, fico secco, fiore di acacia, gelsomino, confettura di albicocche, arancia candita.

Il palato colpisce per la decisa acidità e per l’assoluta mancanza di residuo zuccherino. Un naso così floreale e fruttato può risultare ingannevole, le aspettative “psicologiche” sono quelle di un vino dolce, invece il Serragghia è una vinificazione assolutamente secca dello Zibibbo.

Il tempo, e ulteriori roteazioni, fanno emergere aromi più vegetali e balsamici insieme a note progressivamente più intense di scorza di mandarino, erbe aromatiche e officinali, timo, e quella sottile speziatura tipica delle anfore non smaltate.

Ha una sottile tannicità che insieme al nerbo acido sorregge e guida il sorso. La persistenza gustolfattiva è lunghissima. Il Serragghia 2013 è sicuramente un vino da pasto. Esprime al meglio le proprie qualità quando viene bevuto insieme a piatti complessi. Di pesce prevalentemente, ma non di semplici crudità. E’ un esperienza da fare.

Una piccola nota conclusiva merita l’etichetta. Nonostante le suggestioni chiaramente priapiche (del tutto casuali ci dice Gabrio), il significato della freccia è puramente simbolico: dritto verso l’obiettivo, un vino che ti colpisce al cuore.

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