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Montecucco, apprezzamenti al Vinitaly 2022

aprile 19, 2022

dalla redazione
Il Consorzio Tutela Vini Montecucco è tornato finalmente in scena a Vinitaly, la manifestazione di riferimento dell’universo enologico che si è svolta a Verona dal 10 al 13 aprile 2022 e che con l’edizione n. 54 ha accolto nuovamente il suo pubblico internazionale di buyer, giornalisti,

sommelier e winelover. Dopo due anni di stop forzato, i vini amiatini sono tornati finalmente al padiglione della Toscana (pad. 9, stand B16) con una rappresentanza di 29 etichette e al fianco delle aziende socie Basile, Parmoleto, Perazzeta, Peteglia, Poggio Mandorlo e Villa Patrizia.

Il Salone scaligero ha offerto nuovamente alla DO l’occasione di raccontare ai visitatori la storia di questa produzione di nicchia e dei suoi vini, recentemente annoverati tra le bottiglie internazionali da non perdere nel 2022 dalla celebre rivista statunitense Forbes. Un 2022 partito decisamente con il piede giusto considerati soprattutto i dati di imbottigliamento dei primi tre mesi del 2022 che registrano un +20% sullo stesso periodo dell’anno precedente.

Una storia scandita da crescite, successi e anche difficoltà, quella del Montecucco, che ha permesso alla piccola denominazione toscana, dalla sua nascita ad oggi, di farsi largo nel grande panorama vitivinicolo mondiale, in un mercato che diventa sempre più competitivo e in cui il prodotto enologico raggiunge livelli qualitativi sempre più alti. Come confermato lo scorso gennaio da James Suckling, che ha premiato diverse referenze del Montecucco con punteggi superiori a 90.

Il Consorzio di Tutela è stato capace di farsi conoscere nei cinque continenti attraverso una costante opera di promozione globale, spesso al fianco di altre realtà consortili del territorio maremmano. I produttori amiatini hanno saputo rispondere bene alla domanda nazionale e internazionale di prodotto “bio” raggiungendo oggi – con 68 aziende associate e 500 ha rivendicati (su circa 800 potenziali) distribuiti nella provincia di Grosseto, precisamente nei sette comuni di Arcidosso, Campagnatico, Castel del Piano, Cinigiano, Civitella Paganico, Roccalbegna e Seggiano – l’85% di produzione biologica. Strategia utile soprattutto in quei mercati fedeli ai vini toscani come l’Europa e il Nord America, che strizzano l’occhio non solo al green, ma anche al prodotto bio-certificato di qualità e all’affidabilità dei viticoltori e dei relativi organismi di tutela. 

Nel 2021 l’export rappresenta la quota maggiore di fatturato per le aziende del Montecucco, con un buon 60% di prodotto che vola oltreconfine; tuttavia si registra un piccolo ma costante aumento dell’attenzione da parte del mercato domestico, che rispetto al 2019 “strappa” alle esportazioni un incoraggiante 5%“Tanti appassionati e Montecucco lovers all’estero, dunque, ma per la DO i tempi sono maturi per rafforzare anche il posizionamento a livello nazionale” dice il Presidente del Consorzio Giovan Battista Basile.

“Questi appuntamenti fieristici rappresentano importanti occasioni di incontro e di confronto con un pubblico specializzato di buyer, stampa e professionisti del settore in cerca sì di novità nel panorama vitivinicolo nazionale ed internazionale, ma anche di certezza, eccellenza ed affidabilità” continua Basile “Il Montecucco è un gioiello ancora incontaminato. Tra i suoi filari – dove troviamo le rese fra le più basse in assoluto, ovvero 70 q di uva per ettaro – si pratica da sempre una viticoltura sostenibile: il nostro è un territorio naturalmente vocato alla coltivazione della vite, di ulivi e di altre colture, grazie sia alla vicinanza del Mar Tirreno, con costanti venti asciutti, sia alla protezione del Monte Amiata”.

Ma il Montecucco non è “solo” sinonimo di sostenibilità e di buone pratiche agronomiche. Qui si parla di una produzione agroalimentare rappresentata per la maggior parte da piccole o medie aziende a conduzione familiare che negli anni sono state capaci di interpretare la peculiare identità del territorio; si assapora un Sangiovese unico, vera e propria bandiera del suo luogo di origine, vulcanico e indomito, proprio come la natura che lo circonda, ma anche seducente, dalla freschezza tipica della viticoltura d’altura che incontra i tratti mediterranei della vicina costa maremmana; si respira biodiversità, che tra vigneti, boschi, seminativi e olivi fa ancora da padrona; si trova una vasta offerta enoturistica, altra grande carta vincente della denominazione, che oltre ad una proposta enogastronomica di eccellenza, vanta anche storia e cultura, natura selvaggia e paesaggi mozzafiato, ideali per chi ama gli sport all’aria aperta o le escursioni nei boschi di montagna.

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