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In Sicilia caduta dei prezzi alla produzione dei prodotti agricoli. La parola ai piccoli produttori

settembre 1, 2012

di Vincenzo Bonomo
Secondo l’ultimo censimento fatto dall’Istat sul mondo dell’agricoltura, negli ultimi 10 anni hanno chiuso i battenti una gran quantità d’aziende. Una crisi gravissima che tende ad assumere carattere strutturale, attraversa l’intero sistema agroalimentare che vede meno prospettive di certezza per il futuro.In Sicilia, in particolare, il rischio che migliaia di piccole aziende agricole rimangano definitivamente fuori dal mercato è concreto ed è tale da tracciare un’incontenibile decadenza dell’intero settore primario rendendolo sempre più marginale rispetto ai mercati nazionale ed internazionale. Quel tessuto produttivo, essenzialmente costituito dalla piccola impresa  quasi sempre a gestione familiare di limitate dimensioni che vanno da meno di un ettaro ad un massimo di 5 ettari pari a circa al 92% del totale delle imprese, fondamentale per l’economia regionale, vede compromesi i fattori essenziali per la sua sopravvivenza. 

Le principali cause che portano queste aziende ad una certa futura dismissione possono sintetizzarsi  nella difficoltà dell’accesso al credito, dell’assenza di politiche specifiche di sostegno, della drammatica caduta dei prezzi alla produzione non più remunerativi neanche per coprire i costi di produzione.

Nel panorama del settore agricolo siciliano si possono individuare due diverse tipologie d’aziende agricole: la prima è l’azienda di tipo tradizionale di piccole dimensioni che concentra la  produzione su prodotti agricoli di massa, destinati al mercato regionale e nazionale a costi bassi. E’ dotata anche di tecnologie industrialmente moderne per la produzione, ma non ha capacità di innovazione sul prodotto e sull’organizzazione, non riuscendo ad intervenire sul costo totale di filiera. Per le sue piccole dimensioni è costretta ad operare nei canali commerciali lunghi (produzione-intermediazione-dettaglio), con costi elevati di mediazione  e di filiera che allargano la forbice prezzi alla produzione-prezzi al dettaglio. Questa tipologia d’azienda agricola tradizionale rappresenta la parte preponderante della produzione (85-90%).

La seconda è la grande impresa agricola che interviene direttamente nei processi di filiera, fino alla realizzazione del prodotto confezionato. Ha capacità di operare nei canali corti (produzione confezionata-grande distribuzione organizzata). Ha come mercati di riferimento quello nazionale e rilevanti quote dei mercati esteri (Europa, Nord America,  Giappone, Russia e Cina). Realizza prodotti di qualità e valorizza i prodotti  tipici tradizionali (DOC – DOP – IGP– IGT – DOCG). Per queste imprese agricole le crisi economiche e di mercato sono meno pesanti da affrontare  e sono  economicamente sopportabili.

Siamo a Partinico a circa 30 km da Palermo, un piccolo paese che vive principalmente d’agricoltura per capire realmente le problematiche diamo voce ad alcuni agricoltori.

Incontriamo il Sig. Gaspare Leggio un imprenditore agricolo di 50 anni e chiediamo:
Sig. Gaspare cosa ne pensa della viticoltura della nostra provincia?
“Io coltivo circa 10 ettari di vigneti, potrei fare il gran signore, ma non guadagno niente, diciamo che si va (per un pezzo di pane, non si può più vivere, ogni giorno appena suona il postino tremo, arrivano sempre raccomandate e cartelle esattoriali. I costi di produzione aumentano sempre, il gasolio per i mezzi, i prodotti fitosanitari, i concimi. L’anno scorso ho conferito le uve in cantina e mi sono state pagate a 0,25 €/kg. Oggi per comprarmi una brioche di gelato devo portare almeno 10 kg di uva, cioè il rapporto è troppo sproporzionato. Se l’uva oggi venisse pagata per il valore che ha cambierebbe il volto di questa terra. Per la Fiat si fanno provvedimenti e si danno gli incentivi, perché chiudono e mettono gli operai in cassa integrazione, per gli agricoltori,  anche se vanno in cassa integrazione, niente tanto è un popolo stupido, può fare quello che vuole, può arrangiarsi. Adesso il momento dell’arrangiamento è finito, non ci sono più le condizioni per vivere.”

Il sig. Gioacchino Viola, imprenditore agricolo conduce un’azienda di 8 ettari, terreni coltivati ad alberi da frutta e vigneti. In azienda sono rimasti a lavorare il Sig. Gioacchino ed il figlio Giuseppe, perché gli operai non si possono più pagare.
Sig. Giuseppe perché ha deciso di ridurre la superficie coltivata a pescheto?”.
 “La conduzione dei frutteti è molto onerosa, specialmente l’irrigazione. Arrivano migliaia di euro di spese di energia elettrica che serve per le pompe per l’acqua e le pesche me li pagano a 0,40 €/Kg. Come si investono questi soldi se il prodotto mi viene pagato pochissimo? Per non parlare poi prodotti e concimi. Ultimamente conviene di più non fare niente, almeno non si fanno debiti”.
Il Sig. Gioacchino ci dice: “Ho 65 anni, è ho 50 anni di lavoro in campagna sulle spalle e lo so solo io cosa vuol dire lavorare in campagna. Siamo arrivati al punto che per non poter più sostenere le spese devo abbandonare tutto. Perché a fine anno con tutto quello che spendo mi trovo sempre con dei debiti. Per il momento stiamo coltivando, ma possiamo andare avanti così? La maggior parte degli agricoltori non possono più entrare in banca perché sono tutti indebitati.”

Abbiamo incontrato anche il Sig. Vincenzo Vaccaro che quest’anno ha effettuato la vendemmia verde.
Sig. Vincenzo perché ha effettuato la vendemmia verde?”.
 “Lo facciamo perché ci danno i contributi, l’uva va buttata tutta a terra e poi vengono a fare il controllo e a ottobre poi ti danno i soldi. Se la raccogliamo quando è matura non ci pagano niente. Sono quaranta anni che lavoro nella vigna e non mi sono mai sentito male come quest’anno. Buttarla a terra per me è peccato”. La vendemmia verde è un provvedimento della Regione Siciliana per eliminare l’uva in eccesso, 1500 €/Ha per l’uva destinata alla produzione di vino da tavola, € 1700 €/Ha per l’uva da vino IGT e € 2000/Ha per le uve da vino DOC.

Quest’anno le organizzazioni professionali agricole insieme alla Federvini Siciliana hanno siglato l’accordo del prezzo delle uve che saranno raccolte durante la vendemmia 2012. I prezzi oscillano per le uve bianche comuni da 0,30 – 0,32 €/Kg, per le uve nere comuni 0,32 – 0,35 €/Kg. I prezzi delle uve internazionali come Chardonnay, Merlot, Syrah, Muller Thurgau, Cabernet oscillano tra i 0,35 – 0,40 €/Kg.
La crisi economica del settore è grave, i viticoltori siciliani sono gli ultimi della catena  perché non hanno nessun strumento in mano per contrattare meglio il prezzo del loro lavoro e l’onda di povertà che si è abbattuta sul mondo dell’agricoltura ha trasformato quelli che prima erano degli imprenditori in povera gente, che, però alimenta un mercato agroalimentare che non è povero per niente, l’Italia è uno dei maggiori produttori agroalimentari internazionali, una buona parte della produzione finisce all’estero e tutto questo nel 2011 è valso un affare record di 30 miliardi di euro.

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One Comment leave one →
  1. giuseppe permalink
    settembre 10, 2012 10:13 am

    Purtroppo queste verità non vengo alla ribalta dei grandi notiziari, speriamo che questa Vostra voce echeggi nelle camere dei bottoni, per far capire invece come sia importante dare fiato all’economia agricola per stimolare la ripresa economica, sarebbe un modo anche dare nuova occupazione, guardatevi un pò attorno e noterete quanti terreni incolti ci sono; terreni che sono potenzialmente risorse primarie per una crescita economica.

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