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Presto dalla Cina potrebbero arrivare ottimi Cabernet a pochissimi euro

novembre 2, 2012

di Vincenzo Bonomo
Il comparto export vino in Cina, come moltissimi altri settori, cresce a ritmi esponenziali, appena cinque anni fa la produzione totale non permetteva al grande paese di essere tra i primi 10 produttori al mondo, ma, secondo invece le ultime stime tra cinque anni la produzione supererà quell’australiana e la voce export aumenterà vertiginosamente, sarà come sempre il prezzo a fare la differenza con le produzioni del resto del mondo.
Dal punto di vista vinicolo, i Paesi dell’Estremo Oriente sono importanti soprattutto come potenziali mercati commerciali. Nel corso degli ultimi anni l’interesse di Giappone, Corea e Cina per i vini d’alta qualità è cresciuto in maniera enorme.

Benché inizialmente sia venuta dai rappresentanti delle alte sfere dell’economia e della finanza, la domanda di vini di prestigio si è ben presto allargata con sorprendente rapidità a tutte le altre fasce della popolazione. In Cina il 95% del vino consumato é di produzione domestica e solo il 5% importato. Ovviamente i Bordeaux regnano sovrani e la cultura del vino é in una fase nascente.

L’origine della viticoltura in Cina ha radici molto antiche, le prime viti furono coltivate nell’attuale Xinijang e a Xi’an, capoluogo dello Shaanxi, durante il regno dell’imperatore degli Han Liu Che. Nel 139 a.C. l’imperatore inviò in Asia Centrale una spedizione con a capo il generale XangQiuan, il quale fece ritorno portando con sé i semi della vite europea Vitis Vinifera proveniente dall’Uzbekistan. Stando ad alcuni scritti del VII secolo, all’epoca si coltivavano vitigni chiamati “perla di drago” e “serpente”, presumibilmente uve bianche da tavola.

La viticoltura era fiorente e il vitigno Shansu molto rinomato. I testi più antichi fanno riferimento non solo all’uva da tavola, ma anche all’uva essiccata. Il termine “vino da bere” designava delle bevande ottenute da cereali come il riso, il grano o il miglio.

In Asia crescono varie specie di vite indigena. Una di queste, la Vitis Amurensis (vite selvatica), cresce nella valle dell’Amur, la regione più settentrionale del continente asiatico è spesso utilizzata per migliorare la qualità d’altri vitigni grazie alla sua resistenza ai rigori invernali. La storia moderna del vino in Cina cominciò nel 1892 con il funzionario governativo Xang Bi Shi, il quale, abbandonata la carriera diplomatica in Europa, rientrò nel proprio paese e fondò a Yantai la cantina Chang-Yu, importò dall’America e dall’Europa 500.000 barbatelle ed impiantò circa 150 differenti vitigni ottenuti dalla Vitis Vinifera.

L’inizio del XX secolo vide la nascita di varie aziende vinicole straniere: i missionari francesi crearono la Shang-YI, oggi BeijingWinery nel 1910, i tedeschi fondarono a Tsingtao la Melco nel 1914, mentre i giapponesi diedero vita alla TongHua di Jilin. Scopo principale di tutti questi investitori stranieri era quella di produrre vini per le comunità dei loro compatrioti residenti in Cina.

La penisola di Shandongé quella maggiormente vitata dove sono localizzate la maggior parte delle aziende vitivinicole e vanta una superficie vitata di circa 450,000 ettari, è situata alla stessa latitudine della Napa Valley in California, questa regione presenta versanti orientati a sud e un clima marittimo che, se non fosse per i monsoni proveniente dal mare della Cina Meridionale, si potrebbe definire Mediterraneo. Solo negli ultimi 30 anni il settore vitivinicolo ha assunto un ruolo rilevante, avvalendosi di joint-venture con aziende, francesi, canadesi, neozelandesi ed italiane e con l’apertura della prima Università Cinese di Viticoltura ed Enologia nel 1994.

La Rémy Martin ha sviluppato la marca Dynasty insieme alla Tianjin Winery, mentre con la BeijingFriendshipWinery la Pernod-Ricard ha dato vita alla popolare marca Dragon Seal. Tra le joint-venture vanno poi ricordate le HuadongWinery, fondata nel 1986 e la Marco Polo Winery, creata nel 1990 a Yantai da un gruppo d’investitori italiani, con i marchi Summer Palace e Great Wall.

In Cina i vigneti rimangono per lo più di proprietà dello Stato o della collettività e suddivisi in piccole parcelle di meno di mezzo ettaro ciascuna. Oggi le varietà più coltivate in Cina sono: Cabernet Sauvignon (50%), seguito da Merlot (10%); Riesling Italico (6%) e altre varietà. Oltre ai vitigni internazionali, la Cina ha i suoi vitigni autoctoni tra i quali: il bianco Dragon’sEye; ilJifeng che é in pratica un ibrido tra Kyoho e Jixiang e infine l’ibrido di Vitis Amurensis Beichun un ibrido di Vitis Amurensis molto resistente al freddo.La maggior parte delle viti è priva di portinnesto (autoradicata), tuttavia non si è mai riscontrata la presenza della fillossera: questo consente ai viticoltori locali di moltiplicare facilmente le piante presso le proprie aziende. Un sistema di propagazione che ha però contribuito a diffondere in alcuni casi malattie virali.

L’introduzione di materiali e metodi moderni da parte d’investitori occidentali e specialisti australiani hanno in parte impedito le aberrazioni più stravaganti della viticoltura e della vinificazione cinesi. È difficile prevedere quali saranno gli sviluppi della viticoltura e della produzione di vino cinese e se questa potrà realmente entrare in concorrenza con i Paesi tradizionalmente produttori.
Sicuramente parliamo di un settore in crescita, dove esistono ancora buoni margini di miglioramento, sia per la tecnica di coltivazione, sia per la qualità. Non ultimo, sarà da verificare il potenziale di consumo e il gradimento da parte degli strati più ampi della popolazione nei confronti di un prodotto, il vino, che non appartiene alla tradizione e alla cultura alimentare cinese. È certo che questa vasta nazione rappresenta un mercato potenziale in continua crescita.

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2 commenti leave one →
  1. Antonio Lanzi permalink
    novembre 4, 2012 9:42 pm

    Saro’ diffidente ma non mi convincerebbero.

  2. novembre 5, 2012 5:33 am

    Il pericolo è reale, in Cina girano molti denari e sappiamo bene che con quelli si fanno ” ballare i burattini “. Questi assolderanno enologi francesi, italiani , australiani ecc., impareranno alla svelta ed incominceranno ad esportare vini a basso prezzo. Però non riusciranno mai a produrre i nostri barolo, brunello di montalcino, aglianico, verdicchio, nero d’avola, primitivo ecc., ovvero tutti i nostri vitigni autoctoni e la nostra storia !

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