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Benvenuto Brunello a Bergamo, il vino dell’eccellenza

novembre 16, 2012

di Renato Rovetta
L’occasione di raccontarvi di questo vino mi è data dall’incontro organizzato dalla Delegazione dell’Associazione Italiana Sommelier di Bergamo, Nives Cesari la delegata  dell’Associazione per più di due mesi ha lavorato all’evento insieme a Luca Castelletti e Marco Falconi ed ai sommelier che si sono messi a disposizione per l’ottima riuscita della presentazione svoltasi lo scorso 25 Ottobre 2012. Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino ed il suo direttore Stefano Campatelli hanno saputo trasmettere la filosofia del coltivare la vigna in un territorio unico come Montalcino.

Una data importante per questo vino è il 28 Marzo 1966 quando al Brunello di Montalcino è conferita  la DOC. Denominazione di origine Controllata, in quel momento si codificano tutte le regole, i parametri, i sistemi d’allevamento le aree vocate e vengono raccolte in un disciplinare severo che possa garantire un elevato modello qualitativo.
E’ da metà dell’ottocento che troviamo il termine “Vino Brunello”, quando ancora la coltivazione dell’uva in generale era veramente primitiva, ma soprattutto serviva al sostentamento nutrizionale dell’uomo. In Toscana allora si coltivavano comunque vitigni importanti come il Canaiolo, il Ciliegiolo, il Colorino e le uve bianche che venivano assemblate al Sangiovese, che proprio in quella zona era denominato Grosso. Il risultato era sicuramente un vino profumato, pronto, che veniva utilizzato entro l’anno successivo alla vendemmia.

I libri ci raccontano di potature sbagliate, con la vite che viveva poco, ma già in quel periodo qualcuno si cimentava in vinificazioni particolari, Clemente Santi e poi il nipote Ferruccio Biondi Santi, anziché “mescolare” le varie tipologie di uve, avevano cominciato a vinificare soltanto il Sangiovese Grosso esclusivamente quello di Montalcino, che esprimeva un carattere severo, importante e che poteva sicuramente essere più longevo, incline a sapersi ammorbidire in grandi botti di legno, per terminare poi l’affinamento in bottiglia.  Anche produttori come Camillo Galassi, Tito Costanti e Giuseppe Anghirelli  dicevano che il vino trattato in quella maniera poteva durare decenni, come le prime degustazioni di quei tempi lasciavano intendere, ma erano comunque produzioni amatoriali.

Sul finire dell’ottocento purtroppo anche a Montalcino arrivò il flagello della Fillossera, quindi la crisi economica, successivamente lo scoppio della guerra e poi pian piano il rimettersi in moto dell’economia portò nuovi investitori, ricordandoci che da sempre Montalcino è comunque rimasto un territorio vocato alla coltivazione della vite.

E’ proprio negli anni ’60 che inizia l’epoca del Brunello di Montalcino, con il selezionare i versanti, le colline e mettere in evidenza le vigne, e poi le prime vinificazioni con lo stile del produttore, ecco allora che nasce il carattere e l’evoluzione di un vino destinato a diventare importante nel mondo. E’ il 28 Aprile 1967, quando nasce il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, anche perché aumentavano i produttori e gli ettari vitati e questo vino diventa sempre più oggetto di culto. Negli anni successivi il Consorzio divenne d’importanza strategica soprattutto per l’opera di conoscenza nel mondo.

Ma la data sicuramente più importante è quella del 1° Luglio 1980, quando viene conferita al Brunello di Montalcino la Denominazione di origine Controllata e Garantita, il primo vino italiano ad ottenere la Docg, le rese per ettaro da 80 quintali nel ’66 oggi sono scese a 60, e l’affinamento in legno è almeno di due anni in rovere e quello in bottiglia deve essere di quattro mesi e sei mesi per la Riserva, è immesso sul mercato il 1° Gennaio del quinto anno successivo alla vendemmia; addirittura sei anni per la Riserva, ulteriore momento di rigore qualitativo per un vino destinato ad essere uno dei più importanti,  insieme a pochi altri vini italiani nel mondo.

Un vino che ancora oggi non finisce di stupire, fondamentale l’importanza del clima in questo territorio, il territorio di Montalcino è a quasi a 600 metri sul livello del mare ed è molto esteso, un saliscendi tra colline di estrema piacevolezza delimitato dal corso di tre fiumi, l’Ombrone, L’Orcia e l’Asso. I produttori trasmettono il concetto che non è possibile definire un Brunello uguale per tutti ma più Brunelli con differenti particolarità, date soprattutto dalla diversa conformazione del terreno, a volte a fondo marnoso, altre nelle quali l’argilla la fa da padrona, o ancora calcari e sabbiosi, ma in ogni caso per regalare profumi e mineralità sorprendenti che vestono il vino di eleganza e sobrietà.

Tra i vini delle aziende che ho degustato, il ricordo più intenso è per il Brunello di Claudia Ferrero, oltre a quello di Agostina Pieri, poi il Brunello di Enrico Furi Az. Pinino, e la Riserva Pinone, poi  Patrizia Cencioni dell’Azienda Solaria, altre differenze le ho trovate nei vini della la Cantina Pietroso e l’Azienda di Ornella Tondini Cupano, già giornalista e oggi vocata alla vinificazione del suo Brunello, Banfi e il Brunello di Castello Poggio alle Mura, come anche l’Azienda di Mastrojanni. Ognuno di loro con un’interpretazione diversa e rappresentativo di un territorio, di un vigneto e di un vino che è già storia. 

VALUTAZIONE QUALITATIVA DELLE ANNATE DEL BRUNELLO DI MONTALCINO

1945 *****    1958 ****    1971 ***    1984 *    1997 ***** 1946 ****     1959 ***     1972 *   1985 *****    1998 ****    1950 ****    1960 ***    1961 *****    1969 **    1975 ***** 1976 *  1980 ****   1986 ***   1990 *****   1992 **  1995 *****  1997 *****     2000 ***     2002 **    2003 ****    2004 ***** 2006 *****     2007 *****      2008 ****      2009 ****

Annata Insufficiente *     Annata Discreta **  Annata pregevole *** Annata ottima ****
Annata Eccezionale *****

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