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Ricercate la personalità in un vino?

marzo 16, 2013

personalità vinodi Antonio Carullo
Comprendere il giusto valore qualitativo di un vino non è impresa semplice, infatti, più un eno-appassionato riesce a “educare” i propri sensi gusto-olfattivi, più sarà in grado di intendere l’essenza dell’esperienza organolettica, le varie sfumature e stabilire un contatto profondo con il vino. Il consumatore meno esperto ha, purtroppo, aspettative alquanto limitate: ricerca un colore molto vivo e concentrato, l’immediata piacevolezza olfattiva, con profumi intensi, riconducibili a frutta, fiori e a toni di cacao, al palato una struttura morbida e vanigliata, senza alcuna durezza che “ disturbi” il finale.
Modelli di riferimento che sono ben noti a molti produttori di qualunque latitudine che operano sui grandi numeri e su tutti i mercati, con l’ovvia conseguenza dell’uscita in commercio di milioni di bottiglie prodotte con diversi vitigni, ma dai medesimi sapori.

Per un degustatore navigato, invece il faro da seguire sarà la ricerca della diversità, della valutazione dell’insieme di molti aspetti, il più delle volte squisitamente tecnici. Per una profonda soddisfazione sarà un piacere considerare un quadro ampio, analizzando vitigno, terreno, tipo di coltivazione, uso del legno, affinamento e, soprattutto, rispondenza alla tipicità. E proprio l’approfondimento di quest’ultima caratteristica è indispensabile per capire ciò che il vino nel bicchiere vuole trasmettere.

C’è da considerare sempre il fattore variabile, che può essere umano, stagionale, del vitigno più o meno adatto in una determinata zona, della lavorazione, dell’invecchiamento, della conservazione, più o meno corretta, etc. Ecco dunque che il momento della degustazione necessita di grande umiltà e attenzione per capire nel miglior modo possibile.

amarone ghemme

Può essere utile fare qualche esempio che possa aiutarci a capire il significato di quanto espresso. Si confrontino due vini rossi diametralmente opposti: un Amarone della Valpolicella e un vino a base Nebbiolo, ad esempio un Ghemme. Il primo è prodotto principalmente con uve Corvina e Corvinone appassite, sono vinificate fino alla completa trasformazione degli zuccheri che porta a gradazioni alcoliche particolarmente elevate. Cosi la tipicità di questa categoria di vini sarà la grande struttura e morbidezza, con sensibili tratti alcolici.

Il corredo olfattivo sarà di profumi di frutta sotto spirito, cacao, speziatura dolce. Per il secondo vino si parla di un vitigno che già possiede nel proprio Dna una notevole carica tannica e scarsa concentrazione cromatica. La tipicità sarà costituita da trasparenza visiva, profondità olfattiva caratterizzata da grande mineralità e, per quanto riguarda il gusto, da tannicità (più o meno levigata), freschezza e sapidità.

Due vini rossi cosi differenti tra loro che andranno compresi per quello che rappresentano: territori, modi di operare e tipicità completamente diverse. In un Brunello di Montalcino potremmo trovare un rubino granato compatto, profumi di visciola, sentori animali, humus, e liquirizia. Al palato potremmo scoprire una sorta di rusticità e austerità legata principalmente al territorio. In un Nero d’Avola, viceversa, il quadro si dovrebbe dipanare in tinte rubino-violacee scure, al naso sensazioni di mora, piccoli frutti di bosco, cioccolato, carruba, e speziatura dolce. Il sorso rilevarsi morbido, vellutato, dai ritorni caldi e solari.

Gli esempi potrebbero essere infiniti, ma l’importante e comprendere i criteri per cui scegliamo un vino e non un altro. La sua valutazione terrà conto della qualità, dell’utilizzo nell’abbinamento, del costo, ma anche e soprattutto di ciò che i nostri sensi si aspettano di riconoscere nel bicchiere.

Quella stessa diversità che un buon degustatore deve poter conoscere e riconoscere.

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2 commenti leave one →
  1. marzo 16, 2013 12:46 pm

    Pienamente in accordo con Antonio Carullo, ci vuole molta conoscenza, e non di meno pluri disciplinare per contestualizzare e apprezzare le sensazioni che ti rilascia un vino.

  2. Anlfonso rizzo permalink
    marzo 22, 2013 6:23 am

    Si certo. La vita e’ troppo breve per be vini scadenti

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