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Da Vino Vip Cortina 2013 il pensiero di Jancis Robinson: diffondete la parte romantica del vino

luglio 17, 2013

Jancis Robinson vino vipdi Luigi Salvo
Il vino mondiale di gran qualità lo si produce da sempre principalmente in Italia e Francia, ma lo si discute ed analizza in Inghilterra. Seguendo questo schema consolidato nel corso della nona edizione di VinoVip Cortina la biennale del vino italiano di qualità, l’interessantissimo talk show “L’innovazione della vigna al marketing” ha visto protagonista la giornalista e Master of Wine Jancis Robinson“Un affascinante viaggio che fa il giro del mondo del vino raccontato dalla Queen of Wine”, così l’ha definita il direttore di Civiltà del bere Alessandro Torcoli.
La Robinson, tra le firme più autorevoli e rispettate della critica enologica mondiale (scrive tra gli altri per il Finacial Times), presentatrice televisiva, giudice in concorsi internazionali, ha firmato opere e guide di settore tra cui il “The World Atlas of Wine” e la bellissima enciclopedia Wine Grapes.

vino vip 2013 Jancis Robinson

L’innovazione nel mondo del vino come va applicata?
“Se da un lato il vino richiede continue novità, i produttori non devono spingere troppo l’acceleratore della tecnologia, il consumo del vino è un oasi naturale quello che accade dietro le quinte non interessa poi così tanto, il consumatore punta su etichette che veicolino storia, progetti e tradizione, certo oggi nessuno può più prescindere dalla tracciabilità delle uve, del territorio, l’innovazione ha consentito di individuare il Dna di ciascuna varietà”.

“Storie e tannini deve diventare il motto delle aziende, è quindi necessario concentrarsi più sulla vigna che in cantina, in campo è possibile utilizzare la scienza senza intaccare la tradzizione, consente una produzione di vino di precisione mai vista prima, di ridurre gli sprechi e ottimizzare i costi ed il personale.”

Come si possono affermare le aziende sui vari mercati?
“L’obbietivo del produttore deve essere il conquistare i lover global con trame letterarie e non soltanto con sensazioni olfattive, girare il mondo con le bottiglie, i riassunti della storia aziendale e del territorio sono diventati imprescindibili, al consumatore medio interessano davvero poco i particolari produttivi del vino, dati come la resa dei vigneti, la tostatura della barrique, l’acidità totale, loro vogliono vivere il vino totalmente con un occhio particolare al lato romantico.
Il  packaging è fondamentale per descrivere il prodotto, rappresenta il biglietto da visita per l’azienda, ed il retro etichetta da la possibilità ad ogni produttore di raccontarsi.
Sono convinta che non bisogna essere ossessionati dalle anteprime, perché si rischia di presentare alla stampa vini non rappresentativi, nei quali sono state forzate le fermentazioni, in questo apprezzo molto gli italiani da sempre più sensibili dei francesi nel presentare vini pronti”.

“Altro punto scottante i lieviti, i produttori dei lieviti vorrebbero ottimizzare la qualità del vino, ottima tendenza, ma il vino non deve mai avere il sapore del lievito con il quale è stato fatto il rischio è avere vini tutti uguali e non distinguersi”.

 Qual è il suo pensiero sul vino biologico e biodinamico?
Sinceramente il biologico non è il futuro in senso assoluto, già oggi ci sono troppi vini naturali corretti ma tutti in uno spettro di gusto e stile troppo piccolo, altri hanno sentori spiacevoli e la larghissima fetta di consumatori non gradisce queste caratteristiche. Il biologico è una moda, il vino deve essere prima di tutto corretto e piacevole se poi è biologico molto bene”.

Cos’è per lei un vino moderno?
“E’ un vino senza difetti tecnici che riflette nel bicchiere più la vigna che la cantina”.

 Il suo pensiero sui vini Rosè, condivide il trend positivo?
“Si, il trend è evidente negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e Francia, anche in Italia comincia ad essere venduto un po di più, in realtà nel mondo vanno meglio su tutti i Provenzali e gli Spagnoli.

Come vede il vino italiano?
Adoro in generale i vini italiani, sono entusiasta di come qui si recuperino le antiche varietà, questi vini avranno sempre più spazio nel mercato di qualità”.

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3 commenti leave one →
  1. franco Feltri permalink
    luglio 17, 2013 4:42 pm

    Interessantissimo!!!

  2. cristian j. permalink
    luglio 17, 2013 4:46 pm

    C’ è una frase che trovo geniale nella sua sintesi, e che da qualche anno la mia azienda cerca di attuare in giro per il mondo, ”
    “Storie e tannini deve diventare il motto delle aziende”
    prima storie poi tannini, ovviamente la qualità è indispensabile.

  3. andrea saffi permalink
    luglio 17, 2013 6:45 pm

    Alcuni dei suggerimenti della Robison sono piùà che evidenti, altri fanno riflettere, poi se è in Italia e li rammenta un motivo ci sarà……

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