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Lutto nelle Langhe per la scomparsa di Beppe Rinaldi

settembre 3, 2018

di Luigi Salvo
E’ scomparso a 70 anni dopo una lunga malattia Beppe Rinaldi, un vignaiolo vero delle Langhe, soprannominato “Citrico” era uno spirito libero, sempre critico con una visione tutta sua del Barolo. Adesso saranno la moglie Annalisa e le figlie Marta e Carlotta che onoreranno il suo impegno proseguendo lo stile aziendale.Per ricordarlo pubblichiamo  una delle sue esternazioni più forti degli ultimi anni a Cucina-Corriere, il suo pensiero sullo sviluppo della viticoltura nelle sua amate Langhe:
“Barolo e Barbaresco dovrebbero essere d’esempio nell’enologia italiana nell’ottica della tutela e della dignità, nella lungimiranza, come lo sono stati insieme al Brunello, al Nobile di Montepulciano, al Chianti. Qui sono nate le norme e le appellazioni per volontà del senatore Desana e del Consorzio di tutela dei vini nato nel 1932. Forse il termine tutela di cui ancora si fregia il Consorzio suona ormai stonato.

La quantità di vigne è già smaccata, è quasi tutto un vigneto, si sono già persi non il bucolico, l’agreste, ma i fazzoletti di colore, la diversità, a beneficio del monotono, della monocoltura esasperata. Poi se di un prodotto ne fai molto, lo fai meno bene, sei convinto dai soldi, il denaro convince e corrompe. Non si è per la povertà, ma vedere questi nobili vini andare da 10 a 300 euro fa pensare, come per l’aceto balsamico da 3 a 300 euro. Più la forbice si allarga, più mercantilismo e globalizzazione vincono. Consorzio di tutela e Regione avallano questo andazzo, quando qualità e immagine stanno nella scarsità.

Non si dovrebbe far venire i turisti solo per il vino e il tartufo, va mantenuta la bellezza e l’integrità del paesaggio. Ci vorrebbero dei vincoli a difesa delle varietà dei pochi boschi rimasti e contro il consumo del suolo, contro il neo gotico, il neo-medioevo, il neo-palladiano e il neo-pop, lasciamoli agli americani. Invece ci si vuole distinguere a tutti i costi, lasciare il segno del nostro passaggio e arrivare a una rapida immagine, quando la vera originalità in certi luoghi non è il rischio ma forse, la normalità. Anche perché di Giotto ne nascono pochi!

Barolo e Barbaresco non dovrebbero nascere o essere proposti in cantine cliniche, volute da norme scellerate, partorite da chi al potere ignora. In Borgogna e in Alsazia vini e legni stanno sulla terra, sulla pietra, sulla ghiaia e vengono buoni, se lo sguardo si alza si vedono muffe e ragnatele, anche pipistrelli. Sono un valore aggiunto, c’est charmant ci viene detto.
Dall’Unesco è stato premiato il patrimonio vitivinicolo, non già i borghi”.

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